Rieccoci

marzo 31, 2009

Il nostro viaggio non e’ finito a philadelphia, gli ultimi giorni a new york ci siamo divertiti un casino, poi il ritorno, i bagagli persi e poi ritrovati, le ore buttate in aeroporto, e la ripresa del lavoro la mattina dopo, per poi rifare altri viaggi ma non centrano molto con questo blog :)

Scrivo questo articolo solo per pubblicare il link al video su youtube che racchiude un po’ tutto il nostro viaggio, spero vi piaccia :)

Buona visione


Philadelphia

agosto 29, 2008

21/08

Partiamo senza fretta, ci fermiamo a mangiare in un Diner, il posto e’ ok, ti sembra di essere dentro il set di happy days, ma le porzioni sono sempre tarate per un lottatore di sumo.

Anche stavolta trovare l’hotel e’ un casino, sbagliamo strada di brutto (basta prendere il ponte poco piu’ in la’ e tornare indietro non e’ affatto facile) e finiamo parecchio piu’ a nord-est. Chiediamo informazioni a un carrozziere che bene o male ci indirizza dalla parte giusta, e poi trovare l’hotel sta tutto a culo e intuito, ma come sempre ce la facciamo.

Visto che la giornata turistica ormai ce la sognamo, decidiamo di andare in centro a vedere com’e’ la citta’ nel dopo cena.

C’e’ un traffico assurdo, e astutamente, passiamo per strade sconsigliate da qualsiasi guida, e infatti l’ambiente in alcuni punti della periferia non e’ certo dei migliori, strade buie piene di spazzatura ed erbacce, ma arriviamo sani e salvi a parcheggiare in centro.

La vista notturna, sia arrivando sia dalla piazza centrale, e’ decisamente bella, seconda forse solo a New York (di quelle che abbiamo visto noi ovviamente), e ci dirigiamo subito verso le vie segnalate come le piu’ vive e ricche di locali.

Il bizza vorrebbe trovarne uno che fa musica dal vivo, magari un bel jazz, ma finiamo a bere guinness in un pub denso di philadelphiane, the plough & the stars, nella 2 street.

Si sta li’ un po’, e si inizia il tour.

Troviamo un locale dove suonano ma la clientela e’ un po’ troppo heavy metal e tatuata per i nostri gusti.

Passiamo davanti a un edificio con una dubbia scritta a mo’ di insegna ma i ceffi appostati nella via (con zero lampioni) non ci fanno certo pensare al locale piu’ in della citta’.

Entriamo in una disco (il Mint, chiamato cosi’ per via delle pareti verdi, o il contrario, ma non fa differenza) che da fuori sembra gigante ma una volta dentro smascheriamo l’astuto gioco di specchi e la sala da ballo ci appare in tutta la sua grandezza: 3×3m. Li’ pero’ ci sono personaggi degni di nota: balenottere bionde che si muovono sensuali, giovani di colore piu’ o meno fisicati che ballano e tentano di mettere al muro e limonare chiunque gli passi a tiro, amiche infastidite dalle tipe che tolgono loro la scena, belle ragazze che scompaiono sommerse da branchi di uomini che le circondano e poi si lanciano sulla preda come se fossero piranha. Posto decisamente disinibito. Beviamo qualcosa osservando la fauna, e prima di andarcene facciamo 2 passi di danza 2 in modo da dimostrare a tutti che se non abbiamo ballato era solo perche’ non volevamo farlo. Ziliani direbbe: orgogliosi. Nota positiva: dentro si puo’ fumare.

Cambiamo e proviamo ad entrare in un locale dall’altra parte della strada, ma il buttafuori ci dice che e’ una festa privata di non so quale giovane che gioca nell’nba ed e’ solo su invito. Gli diamo 10$ ed entriamo.

10$ buttati, perche’ ok che c’e’ un tizio alto 3 metri, ma non e’ che il locale sia questa bellezza, e la festa nba ci sembra piu’ una festa indiana.

Li’ ci attacca bottone un ragazzo brasiliano che ha vissuto a new york per alcuni mesi, un tipo ok, ci racconta un po’ di cose, ci da’ degli indirizzi giusti dove andare, e poi lo salutiamo, gia’ sapendo che tanto non lo ascolteremo mai.

Il nostro ideale sarebbe quello di tornare presto per riuscire a svegliarci all’alba, raggiungere manhattan e sbrigare alcune formalita’, tra cui blog e presents, per avere cosi’ tutto il sabato libero per non fare i turisti e cazzeggiare, quindi decidiamo che per noi puo’ bastare cosi’ e torniamo in hotel, facendo tappa a un merdonald[1] perche’ abbiamo anche fame, e arriviamo in camera per le 3 e qualcosa.

Domani il gran giorno, siamo tutti in fremente attesa di vedere come si sara’ trasformato il nostro vecchio hotel[2].

[1] merdonald va inteso come fast food, qualunque esso sia, perche’ non mi ricordo proprio in quale siamo andati (colpa del sonno lucy, non pensare male..)

[2] Ricordiamo che il nostro hotel era in ristrutturazione, e il personale si scusava degli inconvenienti dicendo che si apprestavano a fare exciting changes. E noi siamo excited nell’attesa di vederle!!


Washington DC

agosto 29, 2008

20/08

Oggi abbiamo deciso di andare a vedere la citta’, ‘a capitale, il tempo del cazzeggio e’ finito.

Gia’ arrivarci da dove avevamo l’hotel non e’ stato poi cosi’ semplice, avremo sbagliato strada almeno 4 volte, ma comunque riusciamo a puntare il centro, e parcheggiamo vicino a Pennsylvania avenue (per la cronaca, al civico 1600 ci abita il biri).

Gia’ nel parcheggio ci sono i metal detector, cominciamo bene. Colazione dal solito starbucks, diamo una letta alla guida, e iniziamo il giro.

C’e’ da dire che washington e’ bella, ci sono edifici ricercati e molto verde, la gente sembra tranquilla, la polizia vigila, gli scoiattoli volanti zompano di ramo in ramo tenendoci d’occhio. Si’ insomma, una cosa normale.

Partiamo dal museo delle spie (18$ di ingresso) passando il quartier generale dell’fbi, dove vengono mostrate tutti i gadjet tecnologici esistenti in dotazione ai vari 007 e vengono raccontati i casi di spionaggio piu’ famosi.

Diamo un’occhiata in generale alla citta’ facendo le vie segnalate e quelle piu’ conosciute, fino ad arrivare al famosissimo obelisco di fronte al campidoglio, e c’e’ da dire che dal vivo e’ veramente grande.

Pausa e partitina a freesbie, visto che lo spazio non manca, anche se con 39 gradi forse era meglio andare a bere qualcosa in un bar.

Da li’ facciamo il piu’ classico dei giri: the mall, museum of natural history, national air and space museum, national gallery, vietnam veterans memorial, capitol hill, supreme court e i giardini botanici.

C’e’ da dire che nei musei comunque non siamo entrati, servirebbero giorni per visitarli tutti (questi sono solo i piu’ famosi) e noi non avevamo tutto questo tempo, ma comunque il giro e’ bello e merita di essere fatto.

Arriviamo alla casa bianca. Una casa, un po’ grande ok, con un bel parco, ma non e’ niente di particolare. Se li dentro invece del presidente degli usa ci abitasse, che ne so, costantino, la gente direbbe “che bel parco la casa di costantino”. Ma dopo averla vista non so quante volte in tv era obbligatorio vederla dal vivo.

Abbiamo fame, e si va in un bar poco lontano, il bizza e eicso si prendono una tuna salad mentre il faggio sta sul classico panino. Nell’insalata c’era un tonno intero, e il panino era gigante, dobbiamo ancora abituarci a queste porzioni esagerate. Ci beviamo dietro un bel caraffone di birra, e poi si parte alla ricerca di un pallone, perche’ il nostro obiettivo principale rimane quello di sfidare le collegiali e insegnare calcio ai butei, scoiattoli permettendo.

Facciamo 3-4 negozi ma alla fine lo troviamo, e contenti torniamo in hotel per cambiarci e andare nel parco del campus. Come previsto, al posto delle collegiali oggi c’erano solo uomini, ma vabbe’, abbiamo fatto quelle 2-3 ore di sport che un po’ ci hanno fatto smaltire le schifezze mangiate da quando siamo qui.

La sera decidiamo di restare in zona, abbiamo visto una fila di locali che promettono molto bene.

Qualche birra, mangiamo in un applebee’s, tutto sommato si fa una serata tranquilla, ogni tanto ci si puo’ divertire anche cosi’. Ogni tanto pero’, infatti stiamo gia’ pianificando il rientro a New York, con seratone incluse.

Uscendo dal locale vediamo 4 pattuglie della polizia con una macchina all’apparenza crivellata di proiettili, piena di buchi, ma resta il dubbio che fossero adesivi. Per non sbagliare diciamo che erano buchi veri, cosi’ siamo piu’ fighi.

Andiamo a prendere delle birrette da portare in camera, passiamo un po’ di tempo al cazzeggio, e poi letto, domani si va a Philadelphia.


Breaking news

agosto 27, 2008

Non ci siamo dimenticati del blog, ma tra viaggio, ripresa immediata del lavoro, impellenti urgenze dovute al fatto di stare 20 giorni 3 ragazzi sempre insieme… si’ insomma, siamo tornati alla vita reale.

I post sono gia’ pronti, potrei pubblicarli anche adesso, ma non ho il tempo di aggiungere le foto e i video, quindi si tratta di pazientare un po’.

Sempre appena ci sara’ possibile verra’ pubblicata anche la versione cartacea del blog, il mitico black block, cosi’ battezzato da una ragazza di boston (si sente nel video): foto di tutte le pagine e upload, e’ un atto dovuto.

A presto per nuovi aggiornamenti.


Alla ricerca di un pallone

agosto 24, 2008

19/08

Risveglio molto blando, colazione da starbucks.

Scopriamo di avere l’hotel a 2 minuti dal campus dell’universita’ della pennsylvania, non male.

Roberto sta poco bene, e’ in quei giorni, quindi rimaniamo un po’ in zona a cazzeggiare bellamente, fino a quando non decide di andare a letto e dormire, alle 15 circa.

Il bizza e eicso partono alla scoperta dei dintorni: ci sono una ventina di fast food, l’ikea, il campus, alcuni scoiattoli volanti della polizia, brutta gente e una pizzeria[1].

Ci fermiamo in un prato a giocare con il nostro freesbie rotto, e veniamo accerchiati da collegiali che fanno allenamento, e a noi piace vederle correre e saltare. Appaiono studenti ovunque, e iniziano a giocare anche a calcio.

Ci guardiamo, e decidiamo che e’ ora che ci prendiamo un pallone, il nostro sogno sarebbe andare in central park da degli americani che giocano a calcio e con accento da bulletto del quartierino chiedere loro: “hei guys, can we teach you giuoco del calcio?”, ma per ora ci accontentiamo di un pallone per giocare tra le collegiali.

Facciamo il giro di tutti i supermercati e le farmacie della zona senza trovare nulla. Il bizza chiede informazioni su dove trovarlo a un tipo che lavora nell’ultimo posto in cui siamo entrati, lui ci spiega, sembra facile e partiamo[2].

Con nostra somma gioia scopriamo dopo un po’ che il tipo non sapeva ne’ la differenza tra destra e sinistra ne’ contare, e sto genio ci ha spedito su per una collina dove c’erano tutte strutture di ricerca con tanto di divieto di accesso.

“Al secondo semaforo a sinistra, poi sempre dritto, la seconda a destra, sempre dritto lo trovate sulla destra” in realta’ era “al primo semaforo a destra, sempre dritto, la seconda a sinistra, sempre dritto lo trovate sulla sinistra”, ma ce l’abbiamo fatta e siamo arrivati a destinazione.

Entriamo ed e’ davvero grande, sono 101 negozi a leggere all’ingresso.

Siamo usciti dopo un po’ con 3 insalate e 2 freesbie.

Ormai e’ un po’ tardi per tornare nel campus, c’e’ gia’ buoi, meglio passare dall’hotel e vedere come sta il faggio, che si proclama rinato, e allora lo mandiamo a prendere delle birre nella baracca li’ di fianco.

Mangiamo, si programma la giornata successiva su e giu’ per washington, si fanno congetture su questo campus, e in men che non si dica ci accorgiamo che e’ gia’ tardi per fare qualunque cosa, cosi’ restiamo nei paraggi fino a ora di dormire.

Domani abbiamo 3 obiettivi: giocare tra le collegiali, vedere quale dei 2 freesbie va meglio e trovare un pallone.

Ah, se ci avanza tempo visitare anche la citta’.

[1] pizzeria e’ una parola grossissima

[2] il rischio di spostarsi senza riferimenti e cartine e’ quello di non riuscire piu’ a tornare in hotel, quindi si va solo se e’ facile tornare indietro


Pittsburgh – Washington DC

agosto 24, 2008

18/08

Ci si sveglia presto, e stavolta sul serio, e andiamo in citta’.
Come prima cosa andiamo a fare colazione in un locale, lo Smithfield cafe’, il posto che, a leggere fuori, serve la miglior colazione della citta’ dal 1933. Come non andarci?
Ecco, peccato che probabilmente gli avventori sono ancora quelli che ci andavano nel 1933, e pure il personale, tranne un ceffo seduto al nostro fianco che dalla faccia potrebbe tranquillamente tirare fuori una pistola[1] da un momento all’altro.
Tutto sommato il posto comunque e’ carino, e sa da vecchio locale americano, quelli dove ogni 30 secondi ti riempiono il caffe’, e se la tipa avesse avuto piu’ mira e si fosse degnata di centrare la tazza, non diciamo sempre, ma almeno con un 50% di probabilita’, l’avremmo sicuramente apprezzato di piu’.
Dopo la botta di vita della leggera colazione fatta di french toast, uova, bacon e succhi di frutta, iniziamo ad esplorare Pittsbourgh.
Nel complesso e’ carina, ma troppo tranquilla, poca gente per strada, nessuno che suona il clacson, si riesce ad attraversare senza rischiare la vita.. Si’ insomma, come una piccola citta’ italiana.


Decidiamo di andare a vedere il museo di Andy Warhol, e per farlo passiamo davanti allo stadio di baseball. Toh, c’e’ una partita, Pittsburgh Pirates contro New York Mets, e noi che alla fine siamo venuti qui per quello, ci prendiamo i biglietti ed entriamo, perche’ in questi giorni siamo diventati anche tifosi di baseball.
Ci mettiamo in un posto dove batte uno splendido sole, 40 gradi secchi sulla nuca, un caldo assurdo e i vicini odorosi, ma imperterriti non desistiamo.


Prima della partita c’e’ l’inno nazionale con un tizio che canta e gli scout schierati in campo insieme a dei militari, poi sui maxischermi passa il video di alcuni soldati impegnati adesso in iraq che mandano messaggi di incitamento alla squadra, poi 2 ore di filmato di navi pirata che assaltano mercantili con il sigillo dei mets, e poi finalmente inizia la partita. Il concetto di tifo non esiste, dagli altoparlanti dello stadio ogni tanto parte qualche jingle di incitamento ai quali rispondono solo sporadici tifosi. Un battitore dei mets viene espulso per proteste e cazzo, siamo noi 3 quelli che fanno piu’ casino, gli ultras dei “go go bucs” saranno tutti al bar probabilmente, e forse dipende anche dal fatto che giocano alle 12.50 di lunedi’.
La partita comunque alla fine la vince la squadra di casa, la nostra squadra, e cosi’ usciamo dallo stadio piu’ contenti.
Andiamo verso il museo, e lo troviamo chiuso, il lunedi’ e’ il giorno di chiusura. Che culo. Ma va bene lo stesso, proseguiamo il nostro giro per la citta’ e dopo un paio di ore torniamo a prendere la macchina per partire verso washington.
Il viaggio e’ abbastanza lungo, ma ci passa in fretta, anche perche’ il 18/08 e’ la giornata mondiale della parlata romagnola, si puo’ parlare solo come alberto tomba (o un bagnino di riccione), degli scoiattoli poliziotto ce ne sbattiamo, e si va giu’ di vaccate, ma talmente tante che il faggio guida tutto il tempo senza cioccare che ha sonno. Anzi, gioisce con noi quando passiamo davanti alla sede degli scoiattoli.


Circa 50 miglia prima della capitale, delle insegne attraggono la nostra attenzione, e decidiamo di andare a vedere che centro commerciale sia, si sa mai che troviamo un pallone e un freesbie decente.
In realta’ e’ un outlet gigante, dove ci sono parecchie marche, alcune anche piuttosto note in italia.
A vedere i prezzi poi, verrebbe da compare tutto, quindi nell’ordine facciamo acquisti al nike store e poi da ralph lauren (una polo a 39$ vale la pena di essere comprata).
Durante l’avvicinamento, diamo una letta all’ormai inseparabile lonely planet, in particolar modo alle zone da evitare perche’ considerate pericolose. Queste sono la parte nord, la parte sud, il sud-est e il nostro hotel. Rinfrancati da questa notizia, cerchiamo di capire qualcosa tra il groviglio di strade che si moltiplicano man mano che siamo piu’ vicini: sbagliamo strada piu’ volte, ma alla fine arriviamo al nostro amato super8.
Gai’ il fatto che la tipa della reception sia sigillata dietro un vetro e prenda documenti e carta di credito attraverso una feritoia, ci fa capire che la guida piu’ di tanto non sbagliava nel considerare la zona un posto non propriamente per famiglie.
Ma ormai siamo qui, e siamo anche stanchi morti, e non riusciamo piu’ a parlare in italiano, tutto quello che esce dalla nostra bocca e’ in romagnolo, meglio mangiare qualcosa e andare a letto.
A fianco all’hotel sorge un’elegante baracca che vende alcolici, e andiamo a prenderci delle birrette: 12 lattine 6$, quasi te la regalano, e per stare leggeri, andiamo a prenderci una pizza da Pizza Hut, lasciando decidere roberto, che per non sbagliare prende una “Meat Lovers”, pasta alta 8cm con tutti i tipi di carne di animali conosciuti, con olio che cola costantemente. Una bonta’.
Finita pizza e birre, ci mettiamo a scrivere qualcosa per il blog, scarichiamo le ultime foto, e poi a letto.
Domani abbiamo deciso che sara’ una giornata tranquilla, non vogliamo fare un cazzo, e’ giusto rilassarsi un po’.

[1] noi abbiamo provato a cercare se vendono pistole nei vari supermercati e farmacie, esclusivamente per sentirci piu’ integrati, soprattutto a new york, ma tranne che a little italy non abbiamo visto nessuna armeria


Buffalo – Pittsburgh

agosto 24, 2008

17/08

Partenza con la solita calma (perche’ essendo dei forti e’ una nostra virtu’ innata), entriamo al volo in autostrada e via verso Pittsburgh.


Ci fermiamo in un autogrill e diamo il meglio di noi, con acquisti degni di nota. Nell’ordine:
- bizza 6 pack pepsi da 24oz (710cc, le bottiglie da 0,5 litri le lasciamo ai bavboni), 1 pacco di biscotti all’apparenza cookies con gocce di cioccolato, in realta’ si sono rivelati un qualcosa di morbido con l’uvetta, osceni
- eicso 1 beef steak, una specie di salamino beretta lungo mezzo metro che il beef non l’ha mai visto e non si sa da quale povero animale provenga, dal sapore decisamente speziato, un galliker’s chocolate milk (ribatezzato gaykiller) da bere e degli ottimali oatmeal raisin old fashoned biscotti
- faggio 2 pacchetti di ciunghe dall’odore piu’ potente della redbull e 1 litro di succo al melograno.


Carichi di tutto questo ben di dio il viaggio procede spedito che e’ una meraviglia, con alloggio al solito super8, e qui scopriamo un’altra sua particolarita’: e’ l’unica catena di hotel della quale non esistono insegne e indicazioni stradali, e per trovarli si deve sempre girare almeno 1 ora. Ma noi siamo contenti cosi’, non abbiamo ne’ cartine ne’ navigatore, ma solo l’indirizzo, perfettamente inutile se non si sa dove andare.

Facciamo tappa in un altro centro commerciale, giusto perche’ dalla strada e’ talmente gigante che ci sentiamo in dovere di fermarci.

Ci concediamo una cena leggera, andiamo in un supermercato e compriamo una porzine di insalata gia’ ponta a testa, della frutta e della birra. Ah no, qui siamo in Pennsylvania, e c’e’ una legge particolare: gli alcolici li possono vendere solo i bar, e massimo 6 lattine di birra al giorno a testa. Se io mi faccio tutti i bar prendendo 6 lattine al colpo vorrei capire come fanno a saperlo, cioe’ un barista che ne sa di quante lattine ho comprato nella giornata da un’altra parte, ma si vede che non sono abbastanza americano per capirlo, ed entriamo in uno a caso. C’e’ un discreto viavai di gente che entra ed esce con il suo bel sacchettino con dentro la confezione da 6 birrette, e constatiamo immediatamente quanto rigida sia la vendita di alcool, visto che la barista nemmeno mi chiede il passaporto (che in generale te lo chiedono in farmacia se prendi le cicche), ci da’ le birre e via.


Nelle nostre intenzioni questa sara’ la sera giusta per aggiornare il blog, ma la fortuna vuole che da camera non si prenda internet, quindi via di insalatine condite con assurdi intrugli, macedonie e birrette.
Serata relax insomma, e ci vuoleva, perche’ ogni giorno facciamo parecchia strada in macchina, tanta (ma tanta sul serio) strada a piedi, e la sera sempre molto tardi.
Quindi mettiamo a posto le foto e i video, guardiamo partite di baseball e football in tv, arrivano quasi le 4 e si va a letto.
Domani ci aspetta il tour di Pittsburgh, segnalata come la citta’ piu’ vivibile d’america, e la visita al museo di Andy Warhol, che per chi non lo sapesse, e’ nato qui.


Syracuse – Niagara’s falls – Buffalo

agosto 24, 2008

16/08

Partenza ad orari antelucani da Syracuse (11.30 am) perche’ abbiamo proprio fretta di vedere queste cascate, ma tenendo sempre in mente l’obiettivo freesbie, quindi ogni autogrill e’ nostro.
Proprio dentro uno di questi, scopriamo che starbucks non usa piu’ le misure tall-medium-large ma tall-grande-venti, mica cazzi. Siamo attenti osservatori di natura, e di conseguenza notiamo che in america vanno un casino le volkswagen jetta e il bordeaux, il faggio ha i cerbiatti morti in pancia – letale, che le sue scarpe messe sulla finestra o su un luogo di passaggio fungono da daterrente per eventuali intrusioni di animali selvatici (su tutti gli scoiattoli della polizia) e persone malintenzionate, che l’unico modo per svegliarlo e’ dire le parole “video – youtube”, che il country spacca, che la nostra macchina e’ abitata da lord (il bizza e’ un lord, siamo tutti lord, eicso e il faggio sono gentlemann) e che quando la chiudi fa beef beef.
Dopo n tentativi in gift shop tutti uguali, ci fermiamo in un centro commerciale e in tempo zero recuperiamo un freesbie all’astronomica cifra di 1.99$, e ci sara’ un motivo.. e infatti si disintegra al terzo lancio, ottimo acquisto.
Imperterriri si procede il viaggio, e arriviamo alle cascate del niagara. Come prima cosa si va in un burger a mangiare qualcosa. Poi verso le cascate. Sulla lonely planet abbiamo letto che il lato migliore per vederle e’ quello canadese, cosi’ a piedi passiamo il confine.
Dalla quella parte infatti la vista e’ perfetta, c’e’ pieno di gente, i vari bar giocano parecchio con il cambio dollaro usa – dollaro canadese, ma un giro merita di essere fatto.

Attenzione pero’ perche’ per tornare in usa bisogna pagare una tassa di 50 centesimi a testa, e alla dogana c’e’ l’apposito cambia monete.
Bene, noi siamo in 3 e abbiamo ben 2$ in contanti. Messo dentro il primo verdone, la macchinetta ce lo incula. Grazie. Adesso il bizza ha 1$ e siamo sempre in 3, come lo passiamo sto confine? Un po’ come l’indovinello del contadino, la pecora, il lupo e il cavolo, che deve attraversare il fiume portandone massimo 2 sulla barca. Cioe’ all’apparenza siamo fregati. Proviamo a cambiare l’altro dollaro, e stavolta funziona. Il bizza, per amiciza, passa subito il confine e schernisce gli altri 2, ma il faggio, da t-rex qual e’, rivela di avere dollaroni sonanti in tasca e cosi’ anche lui e eicso passano senza problemi. [ndr: il faggio rivela in questo momento che la sua e' stata tutta una tecnica per vedere cosa avremmo fatto].
Viste le cascate partiamo per Buffalo. 2 ore di strada e siamo la’, senza contare la solita oretta minimo per trovare l’hotel.
Bisogna mangiare le buffalo wings, assolutamente, e andiamo diretti in chippewa street, una via dove ci sono tutti locali frequentati da universitari, e immediatamente ribattezzata chewacca street.
Per non sbagliare puntiamo un irish pub (se non si era capito ci piace la guinness), ci mettiamo al banco, birra e buffalo wings per tutti.

Nel resto del mondo sono le chicken wings, ma qui no, e in tutta la east coast e’ cosi’. Il faggio le ordina barbecue, il bizza e eicso nella variante hot. Mai scelta fu piu’ sbagliata. A me piace mangiare piccante, ma qui il senso di hot e’ simile al concetto ti verso in bocca una colata di acciaio fuso. Bevendoci dietro scarrettate di birra e un bicchierone di acqua + ghiaccio, arriviamo quasi a meta’, ma solo perche’ sono buone, e ti viene da mangiarle.
Mangiando si conversa tra di noi, e poi con la cameriera del locale, una tipa piuttosto carina e molto affabile. Il bizza se ne esce con: “mi piacerebbe farla sentire donna come mai si e’ sentita prima, non riesco neanche a guardarla in faccia, le guardo solo le tette”. Il faggio prontamente replica con “sono tutti vestiti con la polo, siamo gli unici in camicia”, e eicso subito aggiunge “La jetta va proprio un casino”.
Salutiamo la simpatica cameriera e ci mettiamo a passeggiare nella via.

[y
Allora, se prendiamo tutte le tipe della riviera romagnola a ferragosto e le mettiamo concentrate in 200 metri, otteniamo quasi quello che c'e' in chippewa street.
Si passeggia avanti e indietro, e puntiamo a un locale di 2 piani con la terrazza gremito da orde di angeliche fanciulle.
Il posto non e' male, fanno musica maranza americana e musica da disco, oltre all'immancabile hip-hop che tanto spopola.
E subito ci acclimatiamo, basta ballare in un determinato modo[1] e le tipe ti si fiondano addosso, non si fa neanche fatica, solo che bisogna essere di bocca buona perche’ a volte ti si appiccicano cozze di svariate libbre (per usare la loro unita’ di misura). Altre volte si e’ piu’ fortunati pero’. Tanto in una sera volendo se ne appiccinano decine, e per la legge dei grandi numeri..
Vabbe’, diciamo che e’ ora di tornare in hotel, domani ci aspetta un’altra trasferta di 5 ore, meglio avere almeno la parvenza di essere riposati.
Ore 4.56, il letto ci accoglie a braccia aperte, anche se e’ un Red Roof (la catena), niente contro di loro eh, ma a vedere tutta la programmazione televisiva a pagamento che proponeva la tv in camera, su questi letti non mi sento proprio a mio agio..

[1] il termine esatto pensiamo sia meglio non scriverlo sul blog


Aggiunte un po’ di foto su flickr

agosto 22, 2008

Come da titolo, abbiamo fatto una rapidissima selezione di foto e le abbiamo pubblicate su flickr.

A questo link

http://www.flickr.com/photos/25266884@N08/

ne trovate alcune, con il tempo aumenteranno di sicuro, mentre tutte le foto scattate verranno messe su picasa, quasi sicuramente quando saremo tornati, visto che sono tantissime e abbiamo deciso di sistemarle durante il volo di ritorno.

Per averle sempre comode comunque abbiamo aggiunto il feed rss all’album nella colonna di sinistra.

Buona visione


In viaggio verso le cascate del niagara

agosto 21, 2008

15/08

Parlando un po’ con persone che ci sono gia’ state, l’opinione comune e’ che ste benedette cascate vanno viste. E chi siamo noi per non andarci?

Facendo 2 conti, e conoscendo i nostri ritmi di viaggio, farlo in giornata sarebbe improponibile, quindi decidiamo di fare una tappa a Syracuse, una ridente cittadina circa a meta’ strada (con il senno di poi non e’ che abbia cosi’ tanto da ridere eh).

Partiamo senza fretta, il tempo non ci manca e la sera prima non e’ stata cosi’ leggera (mamma sto esagerando per fare il figo, alle 10 eravamo tutti a letto), quindi colazione da dunkin’ donuts, una cosa oscena, e via.

Scopriamo che, negli holidays inn, c’e’ qualcosa che non va nella loro procedura di prenotazione. Ci avevano detto 150$ a camera a notte, noi siamo arrivati il 13 notte e siamo ripartiti il 15, il che fa 2 notti a casa mia. Pero’ avendo fatto il check-in alle 3 della mattina, e quindi era gia’ il 14, ai loro astutissimi sistemi informatici risultava che noi avessimo fatto solo 1 notte, e invece di spendere 300$ ne abbiamo spesi la meta’. Buono a sapersi.

Questa volta e’ facile, si entra subito in autostrada (o come si chiama) e via sempre dritto, e abbiamo modo di apprezzare tutta la tecnologia che sta dietro i loro caselli.

Il paesaggio… e’ tutta foresta, alberi parte per parte, strada tortuosa e piena di irregolarita’, 2 palle.. ma pian piano si procede, facendo spesso tappa per assaporare quello che l’america ci offre, ovvero bevande ipocaloriche e cibi ricchi di grassi e colesterolo, mixati a drink energetici mai sentiti (super star – bigger, stronger, faster) e vaccate varie.

La cosa che ci frega e continuera’ a farlo per tutto il viaggio, e’ che ti prendi una cosa, ti aspetti che abbia un gusto, mentre in realta’ ha tutt’altro sapore, soprattutto i dolci.

Passiamo anche delle buone mezz’ore ad osservare i frigoriferi degli autogrill, ci lascia di stucco vedere quanta varieta’ ci sia di cose da bere, ma se uno vuole una cazzo di acqua natuale normalissima, puo’ mettersela via, perche’ la polar spring, l’unica esistente, sa da big bubble, e le altre sono tutte aromatizzate a qualcosa che non ha senso mescolare, una su tutte l’acqua alle vitamine con anguria e kiwi.

Il viaggio comunque procede sereno, tra una cazzata e l’altra il tempo passa anche velocemente, e arriviamo a Syracuse. Sbagliamo uscita, giriamo un po’, e troviamo il motel, un super8, 6620 old collamer road, carrier cr/rt 298 old collamer – syracuse east ny 13057.

Breve parentesi: la catena super8 offre motel dignitosi (molto molto piu’ belli dell’hotel-corridoio-in-ristrutturazione di manhattan) a prezzi piu’ che abbordabili, e sono sparpagliati ovunque, e la nostra intenzione e’ quella di dormire sempre da loro se riusciamo, visto che danno anche internet gratis in camera.

Sbrigate le formalita’, e messe giu’ le valige, e’ ora di mangiare, e stanchi dei fast food andiamo all’Onion Grill, 30 secondi a piedi, e ci mangiamo 3 soup of the day (squisite), 2 costate con patatine e 1 filetto sempre con patatine, 6 birre, il tutto per 85$, ma spesi piu’ che volentieri, e’ la prima volta che possiamo dire di aver mangiato quasi bene.

Passiamo anche dal Justin, un locale dall’altra parte della strada, da fuori sembra un fienile o un bar (per via dell’insegna luminosa e una vetrata), ma dentro stanno festeggiano un matrimonio (basiti), e noi provati dal viaggio, dalla cena e dal fatto che ci dobbiamo ancora fare la doccia, decidiamo di lasciar stare la sposa e tornare in camera.

Il solito si addormenta vestito appena tocca il letto, cosi’ io e eicso, consapevoli del fatto che non possiamo continuare ad affidarci al culo per trovare gli hotel, ci mettiamo al pc e prenotiamo per il resto della vacanza a Buffalo, Pittsburgh, Washington, Philadelphia e ancora New York, lasciando un paio di giorni vuoti a caso perche’ non si sa mai.

Ora che il piu’ e’ fatto, non ci resta che dormire.

C’e’ chi rumoreggia che e’ stata una giornata buttata, ma in realta’ e’ stata bella cosi’, e bisogna entrare nell’ordine delle idee che una vacanza on the road non si concilia sempre con le seratone, per quelle ci sara’ tempo :)