10/08
Sveglia presto, oggi si fa i turisti.
Colazione da starbucks sulla 9 ave vicino al nostro hotel, poi prendiamo la 5 ave in direzione lower manhattan. Scopriamo subito che downtown e’ il quartiere delle scarpe, ci sono negozi ovunque. Quindi optiamo subito per comprarcene un paio di comode (39$), visto che la nostra sara’ una vacanza fatta anche di lunghe camminate.
Cazzeggiamo in lungo e in largo, passiamo da una avenue all’altra perche’ vedere come cambia la citta’ e’ molto affascinante.
Andiamo a pranzare da Bon vivant diner, sulla broadway ave 12st: bizza un bagel, faggio bisteccona + insalata, eicso sandwich cicken + fries, 5 birre, totale 68$. All’unanimita’ il giudizio e’ stato “tranquillamente evitabile”, anche se c’erano alcune note positive: una tipa che continuava a sorridere alla quale mancava un incisivo e il cameriere che secondo noi era un attore che lavorava li’ per entrare nella parte.
Ah, quando chiedete un panino normalissimo come quello che si e’ preso eicso, preparatevi ad essere subissati dalle domande circa il tipo di pane, la cottura, la temperatura..
Mangiando, rilassati, si riflette: secondo eicso stiamo facendo troppo i cazzari e troppo poco i turisti, secondo il faggio in america ci sono degli ottimi push up, secondo il bizza.. niente, era andato in farmacia a prendere le cicche.
In ogni caso, di comune accordo, ci siamo resi conto che new york ci sta facendo diventare di bocca buona.
Si esce e riprendiamo il giro, ma dopo poco inizia a piovere, e ci rifugiamo in un baretto molto caratteristico. Il bizza e’ provato da quanto mangiato il giorno prima, e guadagna tutto il disprezzo del gruppo pensando (non ha pensato, voleva prenderla realmente) a una birra piccola, ma viene subito sedato e una volta ripreso ordiniamo 3 birre [1].
Anche la birra e’ sempre spunto di riflessioni, e il faggio si lascia andare a un lungo monologo, che socrate nella sua apologia non e’ nulla al confronto, e noi l’abbiamo riportato pedissequamente:
In questi primi giorni di viaggio, l’entusiasmo non manca: il sogno americano e’ proprio quello che ci aspettavamo, grandi palazzi, fast food, e tanta tanta tanta tanta manza tanta!
Certo potremmo disquisire giorni circa la bellezza delle donne americane, perche’ ad oggi le nostre belle figliole iteliane sono assolutamente di un altro pianeta.
Detto questo e’ da considerare che l’alimentazione, fatta di pasti frugali, alimenti ipercalorici, porta le girls ad essere abbondantemente abbondanti, grosse zizze e i sederi sono davvero incredibili!!!
Qui si pone un altro momento di riflessione, meglio le ragazze magre o le giunoniche? bizza direbbe le seconde, perche’ ha un debole per le ciccione, quelle che quando le abbracci non riesci a toccarti le mani. Io e eicso invece propendiamo per una via di mezzo, cioe’ carina come le nostre ma almeno con una quarta e un sedere solido meritevole di una storia seria.
Credo che questo viaggio ci lascera’ alcune cose: un gran mal di testa (dovuto ad alcuni incontri meritevoli di una storia seria), gli innumerevoli locali in cui strafogarci di cibo e birra, e un senso di liberta’ dovuto al modo di vivere dei giagazzi: qui non importa, o almeno sembra, il colore della pella, come ti vesti (malissimo di solito) o con chi giri, perche’ tutto e’ gia’ stato visto, vissuto, oppure tutti semplicemente si fanno i cazzi propri. Non come la nostra piccola, grande, manzettiana italia.
Sincerely Alberto.
Si va a Little itlaly, e un po’ ci fa vergognare di essere italiani: e’ una tristezza, una farsa, dove vengono risaltati tutti gli stereotipi e i cliche’ dell’italiano pizza-spaghetti-mandolino-brava gente, non resistiamo piu’ di 5 minuti e andiamo a Chinatown.
Merita sicuramente di essere vista, e’ proprio una citta’ nella citta’, la giriamo per un bel po’ ma verso sud non e’ cosi’ tranquilla. Sara’ che si sta avvicinando la sera, ma per andare a vedere il ponte di Brooklyn abbiamo preso la classica strada sbagliata, e ci siamo trovati in una via deserta con loschi figuri che ti squadrano, e sicuramente non e’ stato piacevole.
Anche il ponte (insieme al manhattan bridge) e’ una delle cose da vedere, a noi e’ piaciuto, e dopo averlo visto mille volte nei film, era obbligatorio passarci.
Per tornare in chinatown siamo passati dal nypd headquarter, giusto per stare sereni, e ci siamo fermati in chinatown per mangiare qualcosa in Doyer street, nota anche come l’angolo insanguinato, una via dove pero’ adesso sono tutti parrucchieri.
Cena al Doyers vietnamese restaurant, un ristorante vietnamita che tra le sue amenities offre anche le sale climatizzate a 2 gradi centigradi, uno spasso.
Ottima la zuppa di cimici e antipasto di verdure avvolte nella placenta, pollo satay al limone e verdure sconosciute, spaghetti di riso con mix mari e monti. La birra cinese era decente, almeno quella.
Costo 60$ + tip di 15$, solo che gliene abbiamo dati 20 e il tipo ce ne ha restituiti 13, misteri della bistromatica [2].
Se si indovina la giusta combinazione di pietanze il posto comunque promette soddisfazioni.
Abbiamo anche avuto l’onore di vedere un orientale mangiare come nei cartoni animati, non pensavamo esistessero ma e’ cosi’.
Ritorno in taxi con penso l’unico tassista bianco di manhattan, un mix tra un pilota di formula uno e un rompicoglioni.
Doccia al volo, si esce subito.. tranne il faggio che crolla al letto, e quando e’ stanco diventa fastidioso e intrattabile like a pussy in her days, quindi lo lasciamo li’ senza insistere.
Andiamo all’hard rock cafe’, davvero stellare, l’ambiente e’ super, c’e’ il wifi gratis, la birra e’ buona, e cerchiamo di pianificare i prossimi giorni della vacanza, visto che oltre al biglietto aereo e ai primi giorni in hotel, non abbiamo nulla di deciso.
Ovviamente, essendo noi cazzari fino in fondo, non siamo riusciti a prenotare nulla, non perche’ non ci fosse posto o motel disponibili eh, ma solo perche’ abbiamo messo a posto le foto fatte durante il giorno.
Concludendo, abbiamo solo guardato che strada fare.
[1] si da’ per scontato che le birre sono medie
[2] andate a leggervi douglas adams, bavboni
Pubblicato da bizza 

