In viaggio verso le cascate del niagara

Agosto 21, 2008

15/08

Parlando un po’ con persone che ci sono gia’ state, l’opinione comune e’ che ste benedette cascate vanno viste. E chi siamo noi per non andarci?

Facendo 2 conti, e conoscendo i nostri ritmi di viaggio, farlo in giornata sarebbe improponibile, quindi decidiamo di fare una tappa a Syracuse, una ridente cittadina circa a meta’ strada (con il senno di poi non e’ che abbia cosi’ tanto da ridere eh).

Partiamo senza fretta, il tempo non ci manca e la sera prima non e’ stata cosi’ leggera (mamma sto esagerando per fare il figo, alle 10 eravamo tutti a letto), quindi colazione da dunkin’ donuts, una cosa oscena, e via.

Scopriamo che, negli holidays inn, c’e’ qualcosa che non va nella loro procedura di prenotazione. Ci avevano detto 150$ a camera a notte, noi siamo arrivati il 13 notte e siamo ripartiti il 15, il che fa 2 notti a casa mia. Pero’ avendo fatto il check-in alle 3 della mattina, e quindi era gia’ il 14, ai loro astutissimi sistemi informatici risultava che noi avessimo fatto solo 1 notte, e invece di spendere 300$ ne abbiamo spesi la meta’. Buono a sapersi.

Questa volta e’ facile, si entra subito in autostrada (o come si chiama) e via sempre dritto, e abbiamo modo di apprezzare tutta la tecnologia che sta dietro i loro caselli.

Il paesaggio… e’ tutta foresta, alberi parte per parte, strada tortuosa e piena di irregolarita’, 2 palle.. ma pian piano si procede, facendo spesso tappa per assaporare quello che l’america ci offre, ovvero bevande ipocaloriche e cibi ricchi di grassi e colesterolo, mixati a drink energetici mai sentiti (super star – bigger, stronger, faster) e vaccate varie.

La cosa che ci frega e continuera’ a farlo per tutto il viaggio, e’ che ti prendi una cosa, ti aspetti che abbia un gusto, mentre in realta’ ha tutt’altro sapore, soprattutto i dolci.

Passiamo anche delle buone mezz’ore ad osservare i frigoriferi degli autogrill, ci lascia di stucco vedere quanta varieta’ ci sia di cose da bere, ma se uno vuole una cazzo di acqua natuale normalissima, puo’ mettersela via, perche’ la polar spring, l’unica esistente, sa da big bubble, e le altre sono tutte aromatizzate a qualcosa che non ha senso mescolare, una su tutte l’acqua alle vitamine con anguria e kiwi.

Il viaggio comunque procede sereno, tra una cazzata e l’altra il tempo passa anche velocemente, e arriviamo a Syracuse. Sbagliamo uscita, giriamo un po’, e troviamo il motel, un super8, 6620 old collamer road, carrier cr/rt 298 old collamer – syracuse east ny 13057.

Breve parentesi: la catena super8 offre motel dignitosi (molto molto piu’ belli dell’hotel-corridoio-in-ristrutturazione di manhattan) a prezzi piu’ che abbordabili, e sono sparpagliati ovunque, e la nostra intenzione e’ quella di dormire sempre da loro se riusciamo, visto che danno anche internet gratis in camera.

Sbrigate le formalita’, e messe giu’ le valige, e’ ora di mangiare, e stanchi dei fast food andiamo all’Onion Grill, 30 secondi a piedi, e ci mangiamo 3 soup of the day (squisite), 2 costate con patatine e 1 filetto sempre con patatine, 6 birre, il tutto per 85$, ma spesi piu’ che volentieri, e’ la prima volta che possiamo dire di aver mangiato quasi bene.

Passiamo anche dal Justin, un locale dall’altra parte della strada, da fuori sembra un fienile o un bar (per via dell’insegna luminosa e una vetrata), ma dentro stanno festeggiano un matrimonio (basiti), e noi provati dal viaggio, dalla cena e dal fatto che ci dobbiamo ancora fare la doccia, decidiamo di lasciar stare la sposa e tornare in camera.

Il solito si addormenta vestito appena tocca il letto, cosi’ io e eicso, consapevoli del fatto che non possiamo continuare ad affidarci al culo per trovare gli hotel, ci mettiamo al pc e prenotiamo per il resto della vacanza a Buffalo, Pittsburgh, Washington, Philadelphia e ancora New York, lasciando un paio di giorni vuoti a caso perche’ non si sa mai.

Ora che il piu’ e’ fatto, non ci resta che dormire.

C’e’ chi rumoreggia che e’ stata una giornata buttata, ma in realta’ e’ stata bella cosi’, e bisogna entrare nell’ordine delle idee che una vacanza on the road non si concilia sempre con le seratone, per quelle ci sara’ tempo :)


Boston

Agosto 21, 2008

14/08

Eccoci finalmente a Boston (MA), ci svegliamo con la giusta calma a mezziogiorno e partiamo per il centro della citta’.

Un 20 minuti di macchina e grazie alle intuizioni di eicso nell’extraurbano, agli estri del bizza nel cittadino e alle prodezze alla guida di roberto, troviamo un parcheggio vicino a Newbury st, praticamente in centro.

Capiamo subito che Boston e’ totalmente diversa da New York, molto piu’ “europea” come citta’, ma sempre con quel tocco maranza tipico statunitense che non guasta mai.

Il nostro tour parte da Newbury st, una via molto caratteristica fatta di casette a schiera di mattoni rossi, negozi carini e locali alla moda con giardinetto esterno annesso. Subito notiamo che la stazza media delle tipe bostoniane e’ circa la meta’ di quelle newyorkesi, e anche i fast food sono una frazione di quelli presenti a manhattan.

La fame ci attanaglia e proviamo a fermarci in un localino di cui non ricordiamo il nome. La cameriera che ci accoglie e’ molto carina, il che e’ un incentivo in piu’ per mangiare qualcosa, ma ci dice che servira’ almeno mezz’ora. Gli lasciamo il nome (lorenzo) e ce ne andiamo. Sara’ ancora li’ che ci aspetta.

Grazie alla Lonely Planet scopriamo che per girare la citta’ c’e’ un percorso segnato da una riga rossa per terra, che ti guida attraverso tutti i punti di interesse, e noi iniziamo a cercarla.

Passiamo da un parco molto bello e pieno di scoiattoli della polizia, ma la fame ci attanaglia e finiamo dentro il Parish Cafe’, tra la arlingtons street e la bolyston, di fronte al tweeter, sempre in zona parco.

I panini sono piuttosto costosi, il prezzo va dagli 8 ai 16$, ma meritano, sono enormi e fatti con amore, e tra l’altro, il locale e’ il vincitore del sandwich award 2006 (a leggere le targhe).

A panza piena si ragiona meglio, e si cammina piu’ volentieri, troviamo questa riga rossa e iniziamo il tour di Boston, circa 4.5km, che ci tiene impegnati per tutto il pomeriggio.

Si parte dal parco e si finisce al porto, dove ammiriamo la vista della citta’ alla sera, e dobbiamo dire che la citta’ merita davvero, a noi e’ piaciuta.

Finita la passeggiata si torna in una via piena di locali che avevamo notato passandoci poche ore prima, union street, e visto che ormai e’ sera, meglio fermarci per una birra e mangiare qualcosa.

Come primo locale scegliamo il The Tap, all’incrocio con la north street al civico 17, un pub con musica dal vivo, birra economica (5$ una guinness), tv con eventi sportivi e parecchia gente. Locale allegro, gente molto socievole, ci mettiamo poco a sentirci a nostro agio.

Dopo un paio di birrette cambiamo locale, e passiamo all’hennessy’s, civico 19 sempre sulla stessa via (eh, avevamo proprio voglia di camminare), dove ci beviamo un altra birretta. Il locale e’ fico, sempre con musica live, il bassista e’ identico a Paul McCartney, un po’ piu’ caro (5.50$ a guinness) ma decisamente piu’ vivo. Il faggio lo riassume con “viva le manze amerigane”, e all’uscita riserva piacevoli incontri.

Il bizza sentenza: “Boston si sta rivelando la citta’ eccezionale che ci aspettavamo. E’ bella, piena di locali cazzari, le tipe si avvicinano molto alla bellezza europea e se la tirano zero. Al momento mi sento di dire che Boston batte New york 5 a 2, vediamo come proseguira’ la serata”.

A turno tutti scriviamo qualcosa sull’agenda, o black block a sentire le bostoniane, una sorta di blog cartaceo, una grande idea di eicso. Lui sintetizza la serata, il faggio fa disegni che lasciano poco spazio all’immaginazione, il bizza disenga il concetto che farebbe volentieri una telefonata e pianterebbe li’ tutti.

Si fa tardi, torniamo verso l’hotel, ci mettiamo a cercare un hotel per il giorno dopo, visto che la nostra meta saranno le cascate del niagara, e decidiamo di fare tappa a Syracuse, una citta’ mai sentita piu’ o meno a meta’ strada.

Ultima cicca e letto, domani dobbiamo affrontare 250 miglia, e se si rispettano i limiti qui, non si arriva mai.