Alla ricerca di un pallone

Agosto 24, 2008

19/08

Risveglio molto blando, colazione da starbucks.

Scopriamo di avere l’hotel a 2 minuti dal campus dell’universita’ della pennsylvania, non male.

Roberto sta poco bene, e’ in quei giorni, quindi rimaniamo un po’ in zona a cazzeggiare bellamente, fino a quando non decide di andare a letto e dormire, alle 15 circa.

Il bizza e eicso partono alla scoperta dei dintorni: ci sono una ventina di fast food, l’ikea, il campus, alcuni scoiattoli volanti della polizia, brutta gente e una pizzeria[1].

Ci fermiamo in un prato a giocare con il nostro freesbie rotto, e veniamo accerchiati da collegiali che fanno allenamento, e a noi piace vederle correre e saltare. Appaiono studenti ovunque, e iniziano a giocare anche a calcio.

Ci guardiamo, e decidiamo che e’ ora che ci prendiamo un pallone, il nostro sogno sarebbe andare in central park da degli americani che giocano a calcio e con accento da bulletto del quartierino chiedere loro: “hei guys, can we teach you giuoco del calcio?”, ma per ora ci accontentiamo di un pallone per giocare tra le collegiali.

Facciamo il giro di tutti i supermercati e le farmacie della zona senza trovare nulla. Il bizza chiede informazioni su dove trovarlo a un tipo che lavora nell’ultimo posto in cui siamo entrati, lui ci spiega, sembra facile e partiamo[2].

Con nostra somma gioia scopriamo dopo un po’ che il tipo non sapeva ne’ la differenza tra destra e sinistra ne’ contare, e sto genio ci ha spedito su per una collina dove c’erano tutte strutture di ricerca con tanto di divieto di accesso.

“Al secondo semaforo a sinistra, poi sempre dritto, la seconda a destra, sempre dritto lo trovate sulla destra” in realta’ era “al primo semaforo a destra, sempre dritto, la seconda a sinistra, sempre dritto lo trovate sulla sinistra”, ma ce l’abbiamo fatta e siamo arrivati a destinazione.

Entriamo ed e’ davvero grande, sono 101 negozi a leggere all’ingresso.

Siamo usciti dopo un po’ con 3 insalate e 2 freesbie.

Ormai e’ un po’ tardi per tornare nel campus, c’e’ gia’ buoi, meglio passare dall’hotel e vedere come sta il faggio, che si proclama rinato, e allora lo mandiamo a prendere delle birre nella baracca li’ di fianco.

Mangiamo, si programma la giornata successiva su e giu’ per washington, si fanno congetture su questo campus, e in men che non si dica ci accorgiamo che e’ gia’ tardi per fare qualunque cosa, cosi’ restiamo nei paraggi fino a ora di dormire.

Domani abbiamo 3 obiettivi: giocare tra le collegiali, vedere quale dei 2 freesbie va meglio e trovare un pallone.

Ah, se ci avanza tempo visitare anche la citta’.

[1] pizzeria e’ una parola grossissima

[2] il rischio di spostarsi senza riferimenti e cartine e’ quello di non riuscire piu’ a tornare in hotel, quindi si va solo se e’ facile tornare indietro


Pittsburgh – Washington DC

Agosto 24, 2008

18/08

Ci si sveglia presto, e stavolta sul serio, e andiamo in citta’.
Come prima cosa andiamo a fare colazione in un locale, lo Smithfield cafe’, il posto che, a leggere fuori, serve la miglior colazione della citta’ dal 1933. Come non andarci?
Ecco, peccato che probabilmente gli avventori sono ancora quelli che ci andavano nel 1933, e pure il personale, tranne un ceffo seduto al nostro fianco che dalla faccia potrebbe tranquillamente tirare fuori una pistola[1] da un momento all’altro.
Tutto sommato il posto comunque e’ carino, e sa da vecchio locale americano, quelli dove ogni 30 secondi ti riempiono il caffe’, e se la tipa avesse avuto piu’ mira e si fosse degnata di centrare la tazza, non diciamo sempre, ma almeno con un 50% di probabilita’, l’avremmo sicuramente apprezzato di piu’.
Dopo la botta di vita della leggera colazione fatta di french toast, uova, bacon e succhi di frutta, iniziamo ad esplorare Pittsbourgh.
Nel complesso e’ carina, ma troppo tranquilla, poca gente per strada, nessuno che suona il clacson, si riesce ad attraversare senza rischiare la vita.. Si’ insomma, come una piccola citta’ italiana.


Decidiamo di andare a vedere il museo di Andy Warhol, e per farlo passiamo davanti allo stadio di baseball. Toh, c’e’ una partita, Pittsburgh Pirates contro New York Mets, e noi che alla fine siamo venuti qui per quello, ci prendiamo i biglietti ed entriamo, perche’ in questi giorni siamo diventati anche tifosi di baseball.
Ci mettiamo in un posto dove batte uno splendido sole, 40 gradi secchi sulla nuca, un caldo assurdo e i vicini odorosi, ma imperterriti non desistiamo.


Prima della partita c’e’ l’inno nazionale con un tizio che canta e gli scout schierati in campo insieme a dei militari, poi sui maxischermi passa il video di alcuni soldati impegnati adesso in iraq che mandano messaggi di incitamento alla squadra, poi 2 ore di filmato di navi pirata che assaltano mercantili con il sigillo dei mets, e poi finalmente inizia la partita. Il concetto di tifo non esiste, dagli altoparlanti dello stadio ogni tanto parte qualche jingle di incitamento ai quali rispondono solo sporadici tifosi. Un battitore dei mets viene espulso per proteste e cazzo, siamo noi 3 quelli che fanno piu’ casino, gli ultras dei “go go bucs” saranno tutti al bar probabilmente, e forse dipende anche dal fatto che giocano alle 12.50 di lunedi’.
La partita comunque alla fine la vince la squadra di casa, la nostra squadra, e cosi’ usciamo dallo stadio piu’ contenti.
Andiamo verso il museo, e lo troviamo chiuso, il lunedi’ e’ il giorno di chiusura. Che culo. Ma va bene lo stesso, proseguiamo il nostro giro per la citta’ e dopo un paio di ore torniamo a prendere la macchina per partire verso washington.
Il viaggio e’ abbastanza lungo, ma ci passa in fretta, anche perche’ il 18/08 e’ la giornata mondiale della parlata romagnola, si puo’ parlare solo come alberto tomba (o un bagnino di riccione), degli scoiattoli poliziotto ce ne sbattiamo, e si va giu’ di vaccate, ma talmente tante che il faggio guida tutto il tempo senza cioccare che ha sonno. Anzi, gioisce con noi quando passiamo davanti alla sede degli scoiattoli.


Circa 50 miglia prima della capitale, delle insegne attraggono la nostra attenzione, e decidiamo di andare a vedere che centro commerciale sia, si sa mai che troviamo un pallone e un freesbie decente.
In realta’ e’ un outlet gigante, dove ci sono parecchie marche, alcune anche piuttosto note in italia.
A vedere i prezzi poi, verrebbe da compare tutto, quindi nell’ordine facciamo acquisti al nike store e poi da ralph lauren (una polo a 39$ vale la pena di essere comprata).
Durante l’avvicinamento, diamo una letta all’ormai inseparabile lonely planet, in particolar modo alle zone da evitare perche’ considerate pericolose. Queste sono la parte nord, la parte sud, il sud-est e il nostro hotel. Rinfrancati da questa notizia, cerchiamo di capire qualcosa tra il groviglio di strade che si moltiplicano man mano che siamo piu’ vicini: sbagliamo strada piu’ volte, ma alla fine arriviamo al nostro amato super8.
Gai’ il fatto che la tipa della reception sia sigillata dietro un vetro e prenda documenti e carta di credito attraverso una feritoia, ci fa capire che la guida piu’ di tanto non sbagliava nel considerare la zona un posto non propriamente per famiglie.
Ma ormai siamo qui, e siamo anche stanchi morti, e non riusciamo piu’ a parlare in italiano, tutto quello che esce dalla nostra bocca e’ in romagnolo, meglio mangiare qualcosa e andare a letto.
A fianco all’hotel sorge un’elegante baracca che vende alcolici, e andiamo a prenderci delle birrette: 12 lattine 6$, quasi te la regalano, e per stare leggeri, andiamo a prenderci una pizza da Pizza Hut, lasciando decidere roberto, che per non sbagliare prende una “Meat Lovers”, pasta alta 8cm con tutti i tipi di carne di animali conosciuti, con olio che cola costantemente. Una bonta’.
Finita pizza e birre, ci mettiamo a scrivere qualcosa per il blog, scarichiamo le ultime foto, e poi a letto.
Domani abbiamo deciso che sara’ una giornata tranquilla, non vogliamo fare un cazzo, e’ giusto rilassarsi un po’.

[1] noi abbiamo provato a cercare se vendono pistole nei vari supermercati e farmacie, esclusivamente per sentirci piu’ integrati, soprattutto a new york, ma tranne che a little italy non abbiamo visto nessuna armeria


Buffalo – Pittsburgh

Agosto 24, 2008

17/08

Partenza con la solita calma (perche’ essendo dei forti e’ una nostra virtu’ innata), entriamo al volo in autostrada e via verso Pittsburgh.


Ci fermiamo in un autogrill e diamo il meglio di noi, con acquisti degni di nota. Nell’ordine:
- bizza 6 pack pepsi da 24oz (710cc, le bottiglie da 0,5 litri le lasciamo ai bavboni), 1 pacco di biscotti all’apparenza cookies con gocce di cioccolato, in realta’ si sono rivelati un qualcosa di morbido con l’uvetta, osceni
- eicso 1 beef steak, una specie di salamino beretta lungo mezzo metro che il beef non l’ha mai visto e non si sa da quale povero animale provenga, dal sapore decisamente speziato, un galliker’s chocolate milk (ribatezzato gaykiller) da bere e degli ottimali oatmeal raisin old fashoned biscotti
- faggio 2 pacchetti di ciunghe dall’odore piu’ potente della redbull e 1 litro di succo al melograno.


Carichi di tutto questo ben di dio il viaggio procede spedito che e’ una meraviglia, con alloggio al solito super8, e qui scopriamo un’altra sua particolarita’: e’ l’unica catena di hotel della quale non esistono insegne e indicazioni stradali, e per trovarli si deve sempre girare almeno 1 ora. Ma noi siamo contenti cosi’, non abbiamo ne’ cartine ne’ navigatore, ma solo l’indirizzo, perfettamente inutile se non si sa dove andare.

Facciamo tappa in un altro centro commerciale, giusto perche’ dalla strada e’ talmente gigante che ci sentiamo in dovere di fermarci.

Ci concediamo una cena leggera, andiamo in un supermercato e compriamo una porzine di insalata gia’ ponta a testa, della frutta e della birra. Ah no, qui siamo in Pennsylvania, e c’e’ una legge particolare: gli alcolici li possono vendere solo i bar, e massimo 6 lattine di birra al giorno a testa. Se io mi faccio tutti i bar prendendo 6 lattine al colpo vorrei capire come fanno a saperlo, cioe’ un barista che ne sa di quante lattine ho comprato nella giornata da un’altra parte, ma si vede che non sono abbastanza americano per capirlo, ed entriamo in uno a caso. C’e’ un discreto viavai di gente che entra ed esce con il suo bel sacchettino con dentro la confezione da 6 birrette, e constatiamo immediatamente quanto rigida sia la vendita di alcool, visto che la barista nemmeno mi chiede il passaporto (che in generale te lo chiedono in farmacia se prendi le cicche), ci da’ le birre e via.


Nelle nostre intenzioni questa sara’ la sera giusta per aggiornare il blog, ma la fortuna vuole che da camera non si prenda internet, quindi via di insalatine condite con assurdi intrugli, macedonie e birrette.
Serata relax insomma, e ci vuoleva, perche’ ogni giorno facciamo parecchia strada in macchina, tanta (ma tanta sul serio) strada a piedi, e la sera sempre molto tardi.
Quindi mettiamo a posto le foto e i video, guardiamo partite di baseball e football in tv, arrivano quasi le 4 e si va a letto.
Domani ci aspetta il tour di Pittsburgh, segnalata come la citta’ piu’ vivibile d’america, e la visita al museo di Andy Warhol, che per chi non lo sapesse, e’ nato qui.


Syracuse – Niagara’s falls – Buffalo

Agosto 24, 2008

16/08

Partenza ad orari antelucani da Syracuse (11.30 am) perche’ abbiamo proprio fretta di vedere queste cascate, ma tenendo sempre in mente l’obiettivo freesbie, quindi ogni autogrill e’ nostro.
Proprio dentro uno di questi, scopriamo che starbucks non usa piu’ le misure tall-medium-large ma tall-grande-venti, mica cazzi. Siamo attenti osservatori di natura, e di conseguenza notiamo che in america vanno un casino le volkswagen jetta e il bordeaux, il faggio ha i cerbiatti morti in pancia – letale, che le sue scarpe messe sulla finestra o su un luogo di passaggio fungono da daterrente per eventuali intrusioni di animali selvatici (su tutti gli scoiattoli della polizia) e persone malintenzionate, che l’unico modo per svegliarlo e’ dire le parole “video – youtube”, che il country spacca, che la nostra macchina e’ abitata da lord (il bizza e’ un lord, siamo tutti lord, eicso e il faggio sono gentlemann) e che quando la chiudi fa beef beef.
Dopo n tentativi in gift shop tutti uguali, ci fermiamo in un centro commerciale e in tempo zero recuperiamo un freesbie all’astronomica cifra di 1.99$, e ci sara’ un motivo.. e infatti si disintegra al terzo lancio, ottimo acquisto.
Imperterriri si procede il viaggio, e arriviamo alle cascate del niagara. Come prima cosa si va in un burger a mangiare qualcosa. Poi verso le cascate. Sulla lonely planet abbiamo letto che il lato migliore per vederle e’ quello canadese, cosi’ a piedi passiamo il confine.
Dalla quella parte infatti la vista e’ perfetta, c’e’ pieno di gente, i vari bar giocano parecchio con il cambio dollaro usa – dollaro canadese, ma un giro merita di essere fatto.

Attenzione pero’ perche’ per tornare in usa bisogna pagare una tassa di 50 centesimi a testa, e alla dogana c’e’ l’apposito cambia monete.
Bene, noi siamo in 3 e abbiamo ben 2$ in contanti. Messo dentro il primo verdone, la macchinetta ce lo incula. Grazie. Adesso il bizza ha 1$ e siamo sempre in 3, come lo passiamo sto confine? Un po’ come l’indovinello del contadino, la pecora, il lupo e il cavolo, che deve attraversare il fiume portandone massimo 2 sulla barca. Cioe’ all’apparenza siamo fregati. Proviamo a cambiare l’altro dollaro, e stavolta funziona. Il bizza, per amiciza, passa subito il confine e schernisce gli altri 2, ma il faggio, da t-rex qual e’, rivela di avere dollaroni sonanti in tasca e cosi’ anche lui e eicso passano senza problemi. [ndr: il faggio rivela in questo momento che la sua e' stata tutta una tecnica per vedere cosa avremmo fatto].
Viste le cascate partiamo per Buffalo. 2 ore di strada e siamo la’, senza contare la solita oretta minimo per trovare l’hotel.
Bisogna mangiare le buffalo wings, assolutamente, e andiamo diretti in chippewa street, una via dove ci sono tutti locali frequentati da universitari, e immediatamente ribattezzata chewacca street.
Per non sbagliare puntiamo un irish pub (se non si era capito ci piace la guinness), ci mettiamo al banco, birra e buffalo wings per tutti.

Nel resto del mondo sono le chicken wings, ma qui no, e in tutta la east coast e’ cosi’. Il faggio le ordina barbecue, il bizza e eicso nella variante hot. Mai scelta fu piu’ sbagliata. A me piace mangiare piccante, ma qui il senso di hot e’ simile al concetto ti verso in bocca una colata di acciaio fuso. Bevendoci dietro scarrettate di birra e un bicchierone di acqua + ghiaccio, arriviamo quasi a meta’, ma solo perche’ sono buone, e ti viene da mangiarle.
Mangiando si conversa tra di noi, e poi con la cameriera del locale, una tipa piuttosto carina e molto affabile. Il bizza se ne esce con: “mi piacerebbe farla sentire donna come mai si e’ sentita prima, non riesco neanche a guardarla in faccia, le guardo solo le tette”. Il faggio prontamente replica con “sono tutti vestiti con la polo, siamo gli unici in camicia”, e eicso subito aggiunge “La jetta va proprio un casino”.
Salutiamo la simpatica cameriera e ci mettiamo a passeggiare nella via.

[y
Allora, se prendiamo tutte le tipe della riviera romagnola a ferragosto e le mettiamo concentrate in 200 metri, otteniamo quasi quello che c'e' in chippewa street.
Si passeggia avanti e indietro, e puntiamo a un locale di 2 piani con la terrazza gremito da orde di angeliche fanciulle.
Il posto non e' male, fanno musica maranza americana e musica da disco, oltre all'immancabile hip-hop che tanto spopola.
E subito ci acclimatiamo, basta ballare in un determinato modo[1] e le tipe ti si fiondano addosso, non si fa neanche fatica, solo che bisogna essere di bocca buona perche’ a volte ti si appiccicano cozze di svariate libbre (per usare la loro unita’ di misura). Altre volte si e’ piu’ fortunati pero’. Tanto in una sera volendo se ne appiccinano decine, e per la legge dei grandi numeri..
Vabbe’, diciamo che e’ ora di tornare in hotel, domani ci aspetta un’altra trasferta di 5 ore, meglio avere almeno la parvenza di essere riposati.
Ore 4.56, il letto ci accoglie a braccia aperte, anche se e’ un Red Roof (la catena), niente contro di loro eh, ma a vedere tutta la programmazione televisiva a pagamento che proponeva la tv in camera, su questi letti non mi sento proprio a mio agio..

[1] il termine esatto pensiamo sia meglio non scriverlo sul blog