Pittsburgh – Washington DC

18/08

Ci si sveglia presto, e stavolta sul serio, e andiamo in citta’.
Come prima cosa andiamo a fare colazione in un locale, lo Smithfield cafe’, il posto che, a leggere fuori, serve la miglior colazione della citta’ dal 1933. Come non andarci?
Ecco, peccato che probabilmente gli avventori sono ancora quelli che ci andavano nel 1933, e pure il personale, tranne un ceffo seduto al nostro fianco che dalla faccia potrebbe tranquillamente tirare fuori una pistola[1] da un momento all’altro.
Tutto sommato il posto comunque e’ carino, e sa da vecchio locale americano, quelli dove ogni 30 secondi ti riempiono il caffe’, e se la tipa avesse avuto piu’ mira e si fosse degnata di centrare la tazza, non diciamo sempre, ma almeno con un 50% di probabilita’, l’avremmo sicuramente apprezzato di piu’.
Dopo la botta di vita della leggera colazione fatta di french toast, uova, bacon e succhi di frutta, iniziamo ad esplorare Pittsbourgh.
Nel complesso e’ carina, ma troppo tranquilla, poca gente per strada, nessuno che suona il clacson, si riesce ad attraversare senza rischiare la vita.. Si’ insomma, come una piccola citta’ italiana.


Decidiamo di andare a vedere il museo di Andy Warhol, e per farlo passiamo davanti allo stadio di baseball. Toh, c’e’ una partita, Pittsburgh Pirates contro New York Mets, e noi che alla fine siamo venuti qui per quello, ci prendiamo i biglietti ed entriamo, perche’ in questi giorni siamo diventati anche tifosi di baseball.
Ci mettiamo in un posto dove batte uno splendido sole, 40 gradi secchi sulla nuca, un caldo assurdo e i vicini odorosi, ma imperterriti non desistiamo.


Prima della partita c’e’ l’inno nazionale con un tizio che canta e gli scout schierati in campo insieme a dei militari, poi sui maxischermi passa il video di alcuni soldati impegnati adesso in iraq che mandano messaggi di incitamento alla squadra, poi 2 ore di filmato di navi pirata che assaltano mercantili con il sigillo dei mets, e poi finalmente inizia la partita. Il concetto di tifo non esiste, dagli altoparlanti dello stadio ogni tanto parte qualche jingle di incitamento ai quali rispondono solo sporadici tifosi. Un battitore dei mets viene espulso per proteste e cazzo, siamo noi 3 quelli che fanno piu’ casino, gli ultras dei “go go bucs” saranno tutti al bar probabilmente, e forse dipende anche dal fatto che giocano alle 12.50 di lunedi’.
La partita comunque alla fine la vince la squadra di casa, la nostra squadra, e cosi’ usciamo dallo stadio piu’ contenti.
Andiamo verso il museo, e lo troviamo chiuso, il lunedi’ e’ il giorno di chiusura. Che culo. Ma va bene lo stesso, proseguiamo il nostro giro per la citta’ e dopo un paio di ore torniamo a prendere la macchina per partire verso washington.
Il viaggio e’ abbastanza lungo, ma ci passa in fretta, anche perche’ il 18/08 e’ la giornata mondiale della parlata romagnola, si puo’ parlare solo come alberto tomba (o un bagnino di riccione), degli scoiattoli poliziotto ce ne sbattiamo, e si va giu’ di vaccate, ma talmente tante che il faggio guida tutto il tempo senza cioccare che ha sonno. Anzi, gioisce con noi quando passiamo davanti alla sede degli scoiattoli.


Circa 50 miglia prima della capitale, delle insegne attraggono la nostra attenzione, e decidiamo di andare a vedere che centro commerciale sia, si sa mai che troviamo un pallone e un freesbie decente.
In realta’ e’ un outlet gigante, dove ci sono parecchie marche, alcune anche piuttosto note in italia.
A vedere i prezzi poi, verrebbe da compare tutto, quindi nell’ordine facciamo acquisti al nike store e poi da ralph lauren (una polo a 39$ vale la pena di essere comprata).
Durante l’avvicinamento, diamo una letta all’ormai inseparabile lonely planet, in particolar modo alle zone da evitare perche’ considerate pericolose. Queste sono la parte nord, la parte sud, il sud-est e il nostro hotel. Rinfrancati da questa notizia, cerchiamo di capire qualcosa tra il groviglio di strade che si moltiplicano man mano che siamo piu’ vicini: sbagliamo strada piu’ volte, ma alla fine arriviamo al nostro amato super8.
Gai’ il fatto che la tipa della reception sia sigillata dietro un vetro e prenda documenti e carta di credito attraverso una feritoia, ci fa capire che la guida piu’ di tanto non sbagliava nel considerare la zona un posto non propriamente per famiglie.
Ma ormai siamo qui, e siamo anche stanchi morti, e non riusciamo piu’ a parlare in italiano, tutto quello che esce dalla nostra bocca e’ in romagnolo, meglio mangiare qualcosa e andare a letto.
A fianco all’hotel sorge un’elegante baracca che vende alcolici, e andiamo a prenderci delle birrette: 12 lattine 6$, quasi te la regalano, e per stare leggeri, andiamo a prenderci una pizza da Pizza Hut, lasciando decidere roberto, che per non sbagliare prende una “Meat Lovers”, pasta alta 8cm con tutti i tipi di carne di animali conosciuti, con olio che cola costantemente. Una bonta’.
Finita pizza e birre, ci mettiamo a scrivere qualcosa per il blog, scarichiamo le ultime foto, e poi a letto.
Domani abbiamo deciso che sara’ una giornata tranquilla, non vogliamo fare un cazzo, e’ giusto rilassarsi un po’.

[1] noi abbiamo provato a cercare se vendono pistole nei vari supermercati e farmacie, esclusivamente per sentirci piu’ integrati, soprattutto a new york, ma tranne che a little italy non abbiamo visto nessuna armeria

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