Philadelphia

Agosto 29, 2008

21/08

Partiamo senza fretta, ci fermiamo a mangiare in un Diner, il posto e’ ok, ti sembra di essere dentro il set di happy days, ma le porzioni sono sempre tarate per un lottatore di sumo.

Anche stavolta trovare l’hotel e’ un casino, sbagliamo strada di brutto (basta prendere il ponte poco piu’ in la’ e tornare indietro non e’ affatto facile) e finiamo parecchio piu’ a nord-est. Chiediamo informazioni a un carrozziere che bene o male ci indirizza dalla parte giusta, e poi trovare l’hotel sta tutto a culo e intuito, ma come sempre ce la facciamo.

Visto che la giornata turistica ormai ce la sognamo, decidiamo di andare in centro a vedere com’e’ la citta’ nel dopo cena.

C’e’ un traffico assurdo, e astutamente, passiamo per strade sconsigliate da qualsiasi guida, e infatti l’ambiente in alcuni punti della periferia non e’ certo dei migliori, strade buie piene di spazzatura ed erbacce, ma arriviamo sani e salvi a parcheggiare in centro.

La vista notturna, sia arrivando sia dalla piazza centrale, e’ decisamente bella, seconda forse solo a New York (di quelle che abbiamo visto noi ovviamente), e ci dirigiamo subito verso le vie segnalate come le piu’ vive e ricche di locali.

Il bizza vorrebbe trovarne uno che fa musica dal vivo, magari un bel jazz, ma finiamo a bere guinness in un pub denso di philadelphiane, the plough & the stars, nella 2 street.

Si sta li’ un po’, e si inizia il tour.

Troviamo un locale dove suonano ma la clientela e’ un po’ troppo heavy metal e tatuata per i nostri gusti.

Passiamo davanti a un edificio con una dubbia scritta a mo’ di insegna ma i ceffi appostati nella via (con zero lampioni) non ci fanno certo pensare al locale piu’ in della citta’.

Entriamo in una disco (il Mint, chiamato cosi’ per via delle pareti verdi, o il contrario, ma non fa differenza) che da fuori sembra gigante ma una volta dentro smascheriamo l’astuto gioco di specchi e la sala da ballo ci appare in tutta la sua grandezza: 3×3m. Li’ pero’ ci sono personaggi degni di nota: balenottere bionde che si muovono sensuali, giovani di colore piu’ o meno fisicati che ballano e tentano di mettere al muro e limonare chiunque gli passi a tiro, amiche infastidite dalle tipe che tolgono loro la scena, belle ragazze che scompaiono sommerse da branchi di uomini che le circondano e poi si lanciano sulla preda come se fossero piranha. Posto decisamente disinibito. Beviamo qualcosa osservando la fauna, e prima di andarcene facciamo 2 passi di danza 2 in modo da dimostrare a tutti che se non abbiamo ballato era solo perche’ non volevamo farlo. Ziliani direbbe: orgogliosi. Nota positiva: dentro si puo’ fumare.

Cambiamo e proviamo ad entrare in un locale dall’altra parte della strada, ma il buttafuori ci dice che e’ una festa privata di non so quale giovane che gioca nell’nba ed e’ solo su invito. Gli diamo 10$ ed entriamo.

10$ buttati, perche’ ok che c’e’ un tizio alto 3 metri, ma non e’ che il locale sia questa bellezza, e la festa nba ci sembra piu’ una festa indiana.

Li’ ci attacca bottone un ragazzo brasiliano che ha vissuto a new york per alcuni mesi, un tipo ok, ci racconta un po’ di cose, ci da’ degli indirizzi giusti dove andare, e poi lo salutiamo, gia’ sapendo che tanto non lo ascolteremo mai.

Il nostro ideale sarebbe quello di tornare presto per riuscire a svegliarci all’alba, raggiungere manhattan e sbrigare alcune formalita’, tra cui blog e presents, per avere cosi’ tutto il sabato libero per non fare i turisti e cazzeggiare, quindi decidiamo che per noi puo’ bastare cosi’ e torniamo in hotel, facendo tappa a un merdonald[1] perche’ abbiamo anche fame, e arriviamo in camera per le 3 e qualcosa.

Domani il gran giorno, siamo tutti in fremente attesa di vedere come si sara’ trasformato il nostro vecchio hotel[2].

[1] merdonald va inteso come fast food, qualunque esso sia, perche’ non mi ricordo proprio in quale siamo andati (colpa del sonno lucy, non pensare male..)

[2] Ricordiamo che il nostro hotel era in ristrutturazione, e il personale si scusava degli inconvenienti dicendo che si apprestavano a fare exciting changes. E noi siamo excited nell’attesa di vederle!!


Washington DC

Agosto 29, 2008

20/08

Oggi abbiamo deciso di andare a vedere la citta’, ‘a capitale, il tempo del cazzeggio e’ finito.

Gia’ arrivarci da dove avevamo l’hotel non e’ stato poi cosi’ semplice, avremo sbagliato strada almeno 4 volte, ma comunque riusciamo a puntare il centro, e parcheggiamo vicino a Pennsylvania avenue (per la cronaca, al civico 1600 ci abita il biri).

Gia’ nel parcheggio ci sono i metal detector, cominciamo bene. Colazione dal solito starbucks, diamo una letta alla guida, e iniziamo il giro.

C’e’ da dire che washington e’ bella, ci sono edifici ricercati e molto verde, la gente sembra tranquilla, la polizia vigila, gli scoiattoli volanti zompano di ramo in ramo tenendoci d’occhio. Si’ insomma, una cosa normale.

Partiamo dal museo delle spie (18$ di ingresso) passando il quartier generale dell’fbi, dove vengono mostrate tutti i gadjet tecnologici esistenti in dotazione ai vari 007 e vengono raccontati i casi di spionaggio piu’ famosi.

Diamo un’occhiata in generale alla citta’ facendo le vie segnalate e quelle piu’ conosciute, fino ad arrivare al famosissimo obelisco di fronte al campidoglio, e c’e’ da dire che dal vivo e’ veramente grande.

Pausa e partitina a freesbie, visto che lo spazio non manca, anche se con 39 gradi forse era meglio andare a bere qualcosa in un bar.

Da li’ facciamo il piu’ classico dei giri: the mall, museum of natural history, national air and space museum, national gallery, vietnam veterans memorial, capitol hill, supreme court e i giardini botanici.

C’e’ da dire che nei musei comunque non siamo entrati, servirebbero giorni per visitarli tutti (questi sono solo i piu’ famosi) e noi non avevamo tutto questo tempo, ma comunque il giro e’ bello e merita di essere fatto.

Arriviamo alla casa bianca. Una casa, un po’ grande ok, con un bel parco, ma non e’ niente di particolare. Se li dentro invece del presidente degli usa ci abitasse, che ne so, costantino, la gente direbbe “che bel parco la casa di costantino”. Ma dopo averla vista non so quante volte in tv era obbligatorio vederla dal vivo.

Abbiamo fame, e si va in un bar poco lontano, il bizza e eicso si prendono una tuna salad mentre il faggio sta sul classico panino. Nell’insalata c’era un tonno intero, e il panino era gigante, dobbiamo ancora abituarci a queste porzioni esagerate. Ci beviamo dietro un bel caraffone di birra, e poi si parte alla ricerca di un pallone, perche’ il nostro obiettivo principale rimane quello di sfidare le collegiali e insegnare calcio ai butei, scoiattoli permettendo.

Facciamo 3-4 negozi ma alla fine lo troviamo, e contenti torniamo in hotel per cambiarci e andare nel parco del campus. Come previsto, al posto delle collegiali oggi c’erano solo uomini, ma vabbe’, abbiamo fatto quelle 2-3 ore di sport che un po’ ci hanno fatto smaltire le schifezze mangiate da quando siamo qui.

La sera decidiamo di restare in zona, abbiamo visto una fila di locali che promettono molto bene.

Qualche birra, mangiamo in un applebee’s, tutto sommato si fa una serata tranquilla, ogni tanto ci si puo’ divertire anche cosi’. Ogni tanto pero’, infatti stiamo gia’ pianificando il rientro a New York, con seratone incluse.

Uscendo dal locale vediamo 4 pattuglie della polizia con una macchina all’apparenza crivellata di proiettili, piena di buchi, ma resta il dubbio che fossero adesivi. Per non sbagliare diciamo che erano buchi veri, cosi’ siamo piu’ fighi.

Andiamo a prendere delle birrette da portare in camera, passiamo un po’ di tempo al cazzeggio, e poi letto, domani si va a Philadelphia.