Syracuse – Niagara’s falls – Buffalo

Agosto 24, 2008

16/08

Partenza ad orari antelucani da Syracuse (11.30 am) perche’ abbiamo proprio fretta di vedere queste cascate, ma tenendo sempre in mente l’obiettivo freesbie, quindi ogni autogrill e’ nostro.
Proprio dentro uno di questi, scopriamo che starbucks non usa piu’ le misure tall-medium-large ma tall-grande-venti, mica cazzi. Siamo attenti osservatori di natura, e di conseguenza notiamo che in america vanno un casino le volkswagen jetta e il bordeaux, il faggio ha i cerbiatti morti in pancia – letale, che le sue scarpe messe sulla finestra o su un luogo di passaggio fungono da daterrente per eventuali intrusioni di animali selvatici (su tutti gli scoiattoli della polizia) e persone malintenzionate, che l’unico modo per svegliarlo e’ dire le parole “video – youtube”, che il country spacca, che la nostra macchina e’ abitata da lord (il bizza e’ un lord, siamo tutti lord, eicso e il faggio sono gentlemann) e che quando la chiudi fa beef beef.
Dopo n tentativi in gift shop tutti uguali, ci fermiamo in un centro commerciale e in tempo zero recuperiamo un freesbie all’astronomica cifra di 1.99$, e ci sara’ un motivo.. e infatti si disintegra al terzo lancio, ottimo acquisto.
Imperterriri si procede il viaggio, e arriviamo alle cascate del niagara. Come prima cosa si va in un burger a mangiare qualcosa. Poi verso le cascate. Sulla lonely planet abbiamo letto che il lato migliore per vederle e’ quello canadese, cosi’ a piedi passiamo il confine.
Dalla quella parte infatti la vista e’ perfetta, c’e’ pieno di gente, i vari bar giocano parecchio con il cambio dollaro usa – dollaro canadese, ma un giro merita di essere fatto.

Attenzione pero’ perche’ per tornare in usa bisogna pagare una tassa di 50 centesimi a testa, e alla dogana c’e’ l’apposito cambia monete.
Bene, noi siamo in 3 e abbiamo ben 2$ in contanti. Messo dentro il primo verdone, la macchinetta ce lo incula. Grazie. Adesso il bizza ha 1$ e siamo sempre in 3, come lo passiamo sto confine? Un po’ come l’indovinello del contadino, la pecora, il lupo e il cavolo, che deve attraversare il fiume portandone massimo 2 sulla barca. Cioe’ all’apparenza siamo fregati. Proviamo a cambiare l’altro dollaro, e stavolta funziona. Il bizza, per amiciza, passa subito il confine e schernisce gli altri 2, ma il faggio, da t-rex qual e’, rivela di avere dollaroni sonanti in tasca e cosi’ anche lui e eicso passano senza problemi. [ndr: il faggio rivela in questo momento che la sua e' stata tutta una tecnica per vedere cosa avremmo fatto].
Viste le cascate partiamo per Buffalo. 2 ore di strada e siamo la’, senza contare la solita oretta minimo per trovare l’hotel.
Bisogna mangiare le buffalo wings, assolutamente, e andiamo diretti in chippewa street, una via dove ci sono tutti locali frequentati da universitari, e immediatamente ribattezzata chewacca street.
Per non sbagliare puntiamo un irish pub (se non si era capito ci piace la guinness), ci mettiamo al banco, birra e buffalo wings per tutti.

Nel resto del mondo sono le chicken wings, ma qui no, e in tutta la east coast e’ cosi’. Il faggio le ordina barbecue, il bizza e eicso nella variante hot. Mai scelta fu piu’ sbagliata. A me piace mangiare piccante, ma qui il senso di hot e’ simile al concetto ti verso in bocca una colata di acciaio fuso. Bevendoci dietro scarrettate di birra e un bicchierone di acqua + ghiaccio, arriviamo quasi a meta’, ma solo perche’ sono buone, e ti viene da mangiarle.
Mangiando si conversa tra di noi, e poi con la cameriera del locale, una tipa piuttosto carina e molto affabile. Il bizza se ne esce con: “mi piacerebbe farla sentire donna come mai si e’ sentita prima, non riesco neanche a guardarla in faccia, le guardo solo le tette”. Il faggio prontamente replica con “sono tutti vestiti con la polo, siamo gli unici in camicia”, e eicso subito aggiunge “La jetta va proprio un casino”.
Salutiamo la simpatica cameriera e ci mettiamo a passeggiare nella via.

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Allora, se prendiamo tutte le tipe della riviera romagnola a ferragosto e le mettiamo concentrate in 200 metri, otteniamo quasi quello che c'e' in chippewa street.
Si passeggia avanti e indietro, e puntiamo a un locale di 2 piani con la terrazza gremito da orde di angeliche fanciulle.
Il posto non e' male, fanno musica maranza americana e musica da disco, oltre all'immancabile hip-hop che tanto spopola.
E subito ci acclimatiamo, basta ballare in un determinato modo[1] e le tipe ti si fiondano addosso, non si fa neanche fatica, solo che bisogna essere di bocca buona perche’ a volte ti si appiccicano cozze di svariate libbre (per usare la loro unita’ di misura). Altre volte si e’ piu’ fortunati pero’. Tanto in una sera volendo se ne appiccinano decine, e per la legge dei grandi numeri..
Vabbe’, diciamo che e’ ora di tornare in hotel, domani ci aspetta un’altra trasferta di 5 ore, meglio avere almeno la parvenza di essere riposati.
Ore 4.56, il letto ci accoglie a braccia aperte, anche se e’ un Red Roof (la catena), niente contro di loro eh, ma a vedere tutta la programmazione televisiva a pagamento che proponeva la tv in camera, su questi letti non mi sento proprio a mio agio..

[1] il termine esatto pensiamo sia meglio non scriverlo sul blog


Boston

Agosto 21, 2008

14/08

Eccoci finalmente a Boston (MA), ci svegliamo con la giusta calma a mezziogiorno e partiamo per il centro della citta’.

Un 20 minuti di macchina e grazie alle intuizioni di eicso nell’extraurbano, agli estri del bizza nel cittadino e alle prodezze alla guida di roberto, troviamo un parcheggio vicino a Newbury st, praticamente in centro.

Capiamo subito che Boston e’ totalmente diversa da New York, molto piu’ “europea” come citta’, ma sempre con quel tocco maranza tipico statunitense che non guasta mai.

Il nostro tour parte da Newbury st, una via molto caratteristica fatta di casette a schiera di mattoni rossi, negozi carini e locali alla moda con giardinetto esterno annesso. Subito notiamo che la stazza media delle tipe bostoniane e’ circa la meta’ di quelle newyorkesi, e anche i fast food sono una frazione di quelli presenti a manhattan.

La fame ci attanaglia e proviamo a fermarci in un localino di cui non ricordiamo il nome. La cameriera che ci accoglie e’ molto carina, il che e’ un incentivo in piu’ per mangiare qualcosa, ma ci dice che servira’ almeno mezz’ora. Gli lasciamo il nome (lorenzo) e ce ne andiamo. Sara’ ancora li’ che ci aspetta.

Grazie alla Lonely Planet scopriamo che per girare la citta’ c’e’ un percorso segnato da una riga rossa per terra, che ti guida attraverso tutti i punti di interesse, e noi iniziamo a cercarla.

Passiamo da un parco molto bello e pieno di scoiattoli della polizia, ma la fame ci attanaglia e finiamo dentro il Parish Cafe’, tra la arlingtons street e la bolyston, di fronte al tweeter, sempre in zona parco.

I panini sono piuttosto costosi, il prezzo va dagli 8 ai 16$, ma meritano, sono enormi e fatti con amore, e tra l’altro, il locale e’ il vincitore del sandwich award 2006 (a leggere le targhe).

A panza piena si ragiona meglio, e si cammina piu’ volentieri, troviamo questa riga rossa e iniziamo il tour di Boston, circa 4.5km, che ci tiene impegnati per tutto il pomeriggio.

Si parte dal parco e si finisce al porto, dove ammiriamo la vista della citta’ alla sera, e dobbiamo dire che la citta’ merita davvero, a noi e’ piaciuta.

Finita la passeggiata si torna in una via piena di locali che avevamo notato passandoci poche ore prima, union street, e visto che ormai e’ sera, meglio fermarci per una birra e mangiare qualcosa.

Come primo locale scegliamo il The Tap, all’incrocio con la north street al civico 17, un pub con musica dal vivo, birra economica (5$ una guinness), tv con eventi sportivi e parecchia gente. Locale allegro, gente molto socievole, ci mettiamo poco a sentirci a nostro agio.

Dopo un paio di birrette cambiamo locale, e passiamo all’hennessy’s, civico 19 sempre sulla stessa via (eh, avevamo proprio voglia di camminare), dove ci beviamo un altra birretta. Il locale e’ fico, sempre con musica live, il bassista e’ identico a Paul McCartney, un po’ piu’ caro (5.50$ a guinness) ma decisamente piu’ vivo. Il faggio lo riassume con “viva le manze amerigane”, e all’uscita riserva piacevoli incontri.

Il bizza sentenza: “Boston si sta rivelando la citta’ eccezionale che ci aspettavamo. E’ bella, piena di locali cazzari, le tipe si avvicinano molto alla bellezza europea e se la tirano zero. Al momento mi sento di dire che Boston batte New york 5 a 2, vediamo come proseguira’ la serata”.

A turno tutti scriviamo qualcosa sull’agenda, o black block a sentire le bostoniane, una sorta di blog cartaceo, una grande idea di eicso. Lui sintetizza la serata, il faggio fa disegni che lasciano poco spazio all’immaginazione, il bizza disenga il concetto che farebbe volentieri una telefonata e pianterebbe li’ tutti.

Si fa tardi, torniamo verso l’hotel, ci mettiamo a cercare un hotel per il giorno dopo, visto che la nostra meta saranno le cascate del niagara, e decidiamo di fare tappa a Syracuse, una citta’ mai sentita piu’ o meno a meta’ strada.

Ultima cicca e letto, domani dobbiamo affrontare 250 miglia, e se si rispettano i limiti qui, non si arriva mai.