Last day in New York

Agosto 20, 2008

13/08

Siamo arrivati all’ultimo giorno a new york, e’ ora di partire e iniziare la nostra vacanza on the road.

Colazione sempre al “Juan Valdez Cafe’”, ormai diventato il nostro punto di riferimento per la mattina. Cerchiamo un’agenzia di noleggio auto a manhattan, troviamo una Hertz poco distante, andiamo a vedere se hanno auto disponibili (ovviamente non abbiamo prenotato anticipatamente, essendo questo un viaggio cazzaro), e com’e’ giusto che sia, la prima macchina si libera alle 4 di mattina del giorno dopo, il che vorrebbe dire passare la notte a barboneggiare a new york.

Siccome non ci pare il caso, torniamo al solito baretto e ci mettiamo a cercare su internet un’altra agenzia di noleggio.

La fortuna vuole che ne troviamo uno a 300 metri da dove siamo, Alamo, tra la 7 e l’8 ave, 40 st. Prenotiamo online (e’ obbligatorio farlo) e alle 14 andiamo a prendere la macchina.

Sistemiamo le ultime cose e partiamo per Boston: inizia il vero sogno americano.

La macchina e’ anche carina, una kia sorento con un motore che pompa un bel po’, e’ un 3500 v6 da 242 cavalli, e beve come un butel di verona in vacanza (non noi mamma, parlavo in generale).

Si parte, sul conta chilometri segna 19516 miglia, vediamo quanta strada facciamo.

Vuole guidare il faggio, perche’ lui ha la patente per i 380 e cazzate varie, e noi lo lasciamo fare volentieri.

Guidare per new york e’ facile, nel senso che ci si orienta perfettamente, ma per fare 100 metri ci vuole 1 ora secca.

Notiamo subito che la maggior parte delle frecce delle auto sono rosse, la segnaletica e’ diversa da quella italiana (non ci sono i segnali dei paesi in cui entri, i semafori sono dall’altra parte della strada, qui scrivono e non usano simboli) e il sorpasso a destra e’ non diciamo consentito ma largamente diffuso.

Non abbiamo ne’ navigatore ne’ cartine stradali, ci affidiamo al culo e all’istinto di eicso per le strade extraurbane e a quello del bizza per girare in citta’, ma subito sbagliamo qualcosa e finiamo in un quartiere un po’ fuori manhattan dove fermiamo un postino per chiedere informazioni. La sua risposta e’ che a Boston non ci si va in macchina, ma in treno. Evviva. Un video di eicso documenta meglio.

Siamo in macchina da un po’ con eicso che si continua a lamentare che deve andare in bagno, ma il pilota non vuole fermarsi prima di un burger king, e cosi’ passiamo una serie di paesi molto caratteristici, le classiche casette che vedi nei film americani per intenderci, cercando sempre un ingresso in autostrada.

Entriamo nella e-17, e subito dopo compare un mitico autogrill (o come si chiama qui), e ci fermiamo immediatamente, visto che tra i loghi visibili sull’insegna c’e’ anche quello tanto bramato.

Qui abbiamo fatto una scoperta non da poco: esiste il bk quad, un mega panino con 4 strati di carne intevallati da formaggio e bacon, praticamente 2 fiorentine, ma la cosa piu’ sconvolgente e’ che c’e’ gente che lo mangia, altrimenti non lo farebbero.. Scatta subito la scommessa, entro la fine della vacanza il faggio dovra’ riuscire a mangiarne uno.

Ripariamo facendo profonde riflessioni, e arriviamo alla conclusione che il 75% delle teenager americane ha il poster di axel rose in camera. Il faggio confessa di avere una predilezione per il cana, ma non vogliamo indagare oltre. Notiamo anche che siamo gli unici a rispettare i limiti di velocita’, macchine e camion (giganteschi) ci superano a destra e a sinistra senza problemi.

Il sorpasso piu’ gradito e’ stato quello di una golf cabrio bianca serie 0 con al volante un personaggio che e’ diventato immediatamente il nostro idolo.

Il viaggio prosegue sereno con varie soste, dal new jersey passiamo al connecticut, e ci viene fame, cosi’ decidiamo di uscire per mettere qualcosa sotto i denti.

Il caso vuole che la nostra uscita sia l’87 appena dopo new london, dove ad attenderci c’e’ un elegante applebee’s pieno di connecticuttiani (o connecticuttesi).

Mangiando osserviamo che la moda locale dei butei e’ il cappellino scuro accompagnato da una camicia a quadri, che non sanno spillare la birra e che se vuoi solo bere qualcosa e’ meglio sedersi al banco altrimenti ogni 2 minuti vengono a romperti le palle a chiederti se vuoi qualcosa, il tutto mentre il bizza sentenzia cazzate, anche se a volte non gli si puo’ dare torto.

3 birre da 16 oz a 11$: onesti, niente da dire.

Continuiamo il viaggio, e arriviamo a Boston, adesso bisogna trovare un hotel. Il faggio da’ chiari segni di cedimento, guida il bizza, eicso scala davanti, mentre il tranni dietro si addormenta all’istante.

Tutti gli hotel provati erano sold-out, tranne un holidays inn, ma costava 150$ a notte, e decidiamo di cercare qualcosa di piu’ economico. Dopo un paio di ore pero’, stanchi di girare e vista l’ora (le 2 di notte), torniamo sui nostri passi e decidiamo che 150$ non sono poi cosi’ tanti. Il culo vuole che quella era l’ultima stanza libera, e soddisfatti raggiungiamo la camera, contenti anche perche’ l’hotel e’ bello, al livello di un 4 stelle italiano, e anche la posizione non e’ male, visto che siamo a 15 miglia dal centro di Boston.

Anche qui la temperatura media e’ qualche grado sotto zero nelle stanze e nella hall, ma chi se ne frega.

Ora bisogna dormire un po’, perche’ la mattina dopo si va a vedere la citta’, e a leggere la guida, ci sara’ parecchio da camminare.


Ancora turisti

Agosto 19, 2008

12/08

Come sempre ci si alza presto, perche’ le cose da vedere sono troppe.

Partiamo da central park, 4 bei passi su e giu’ per questo parco immenso, curatissimo, dove se non stai attento gli scoiattoli[1] ti saltano addosso. Foto alle varie statue sparpagliate in giro, andiamo a dakota building nell’angolo tra la 72 st e west central park a vedere la casa dove hanno sparato a john lennon, da li’ si passa in strawberry fields, e arriviamo al lago del parco.

La faccio breve, ma a piedi ci vuole un bel po’, le distanze qui sono parecchio dilatate.

Proprio sul lago il primate decide di girare il famosissimo video (che in molti non penso potranno capire appieno), poi pausa cicca nel prato, e puntiamo all’american museum of natural history, sulla 79 st sempre in west central park.

Ovviamente anche questo e’ immenso, dentro ci sono i canonici 2 gradi centigradi, gente ovunque, ma merita di essere visto, per farlo bene tutto occorre almeno una mezza giornata.

Noi non l’abbiamo certo fatto bene, anche perche’ tra di noi c’e’ una persona che dentro ai musei si stufa subito, e quindi dopo 2-3 ore siamo tornati a svaccarci sul prato in mezzo a gente che giocava a baseball. Eravamo li’ li’ per lanciare una sfida internazionale di calcio per dare lezioni a questi americani, ma poi la comoda erbetta ha avuto il sopravvento. Abbiamo comunque deciso di prenderci un freesbie perche’ gli ultimi giorni li vorremo passare qui a cazzeggiare.

Inizia a piovere e torniamo verso l’hotel, con pausa al fika cafe’ (41 st 6 ave), di fronte a un palazzo con le pareti curve, dove fanno un espresso scandinavo decente, forse il migliore che abbiamo bevuto a manhattan, con i baristi sosia di beckam.

Arriviamo nel nostro lussuoso hotel e ci fermiamo ipnotizzati da go go curry[2][3], e all’unanimita’ decidiamo di mangiare li’.

Curry shrimps per il bizza, cicken curry per eicso e il faggio, the verde numero 1 in giappone come bibita, per un totale di 20$. Buonissimo. Si’, peccato che sia eicso sia il faggio sono morti appena arrivati in camera (tempo di percorrenza 25 secondi netti), e sono stramazzati sul letto, inveendo contro gogo curry, ma sempre con il giusto rispetto.

Si’ perche’ sara’ anche una specie di fast food, ma lo chef e’ davvero eccezionale, un marcantonio afro-americano che il giappone neanche sa dove sia.

I topastri danno segni di cedimento, e il bizza si appresta ad uscire da solo, destinazione hard rock, almeno la birra e’ buona e internet funziona, cosi’ magari aggiorna il blog, ma il faggio con un moto d’orgoglio si alza e decide di uscire. Eicso non ce la fa e rimane a letto.

La birra buona fin’ora, oltre che all’hard rock, l’abbiamo sempre bevuta negli irish pub, cosi’ ne troviamo uno vicino a times square ed entriamo.

Un paio di birrette parlando ci cose da butei, e veniamo abbordati da una ragazza carina ma decisamente troppo golosa di hamburger, in piedi vicino al tavolo ci toglieva la visuale a tutto il locale, che continuava a raccontarci cose come se noi gliele avessimo chieste.

Il faggio si gira dall’altra parte, il bizza sostiene la conversazione fino a quando non ci confida di essere venuta piu’ volte in italia perche’ ha un amico regista che ha fatto un film nelle sale adesso ambientato in toscana (non ci ricordiamo il titolo, peccato…..), e che la cosa che piu’ le e’ piaciuta sono stati gli uffizi a venezia. Applausi.

In qualche modo ci smarchiamo dal suo pressing, paghiamo e torniamo in hotel, ma si vede che era la nostra serata, perche’ un altro cetaceo ci ferma sulla porta e inizia a raccontarci cose.

Lei ad essere sinceri era anche simpatica, e abbiamo parlato per un bel po’ del piu’ e del meno, ovviamente anche lei e’ stata in italia (toscana, venezia e cinque terre), ma poi il suo ragazzo e’ uscito e ce l’ha portata via, un ragazzo con “un fisico non rispettabile”. Sara’ stato alto al massimo 1.60 e vicino a lei faceva abbastanza sorridere, ma l’amore e’ cosi’ :)

Bene, si va a letto, e’ ora, sono le 3.28 ora new york, e domani dobbiamo partire verso Boston.

[1] gli scoiattoli, soprattutto quelli volanti, secondo noi sono in combutta con la polizia

[2] vedi post precedente

[3] a breve un video con la sua ipnotizzante pubblicita’


It’s a tourist day

Agosto 17, 2008

10/08

Sveglia presto, oggi si fa i turisti.

Colazione da starbucks sulla 9 ave vicino al nostro hotel, poi prendiamo la 5 ave in direzione lower manhattan. Scopriamo subito che downtown e’ il quartiere delle scarpe, ci sono negozi ovunque. Quindi optiamo subito per comprarcene un paio di comode (39$), visto che la nostra sara’ una vacanza fatta anche di lunghe camminate.

Cazzeggiamo in lungo e in largo, passiamo da una avenue all’altra perche’ vedere come cambia la citta’ e’ molto affascinante.

Andiamo a pranzare da Bon vivant diner, sulla broadway ave 12st: bizza un bagel, faggio bisteccona + insalata, eicso sandwich cicken + fries, 5 birre, totale 68$. All’unanimita’ il giudizio e’ stato “tranquillamente evitabile”, anche se c’erano alcune note positive: una tipa che continuava a sorridere alla quale mancava un incisivo e il cameriere che secondo noi era un attore che lavorava li’ per entrare nella parte.

Ah, quando chiedete un panino normalissimo come quello che si e’ preso eicso, preparatevi ad essere subissati dalle domande circa il tipo di pane, la cottura, la temperatura..

Mangiando, rilassati, si riflette: secondo eicso stiamo facendo troppo i cazzari e troppo poco i turisti, secondo il faggio in america ci sono degli ottimi push up, secondo il bizza.. niente, era andato in farmacia a prendere le cicche.

In ogni caso, di comune accordo, ci siamo resi conto che new york ci sta facendo diventare di bocca buona.

Si esce e riprendiamo il giro, ma dopo poco inizia a piovere, e ci rifugiamo in un baretto molto caratteristico. Il bizza e’ provato da quanto mangiato il giorno prima, e guadagna tutto il disprezzo del gruppo pensando (non ha pensato, voleva prenderla realmente) a una birra piccola, ma viene subito sedato e una volta ripreso ordiniamo 3 birre [1].

Anche la birra e’ sempre spunto di riflessioni, e il faggio si lascia andare a un lungo monologo, che socrate nella sua apologia non e’ nulla al confronto, e noi l’abbiamo riportato pedissequamente:
In questi primi giorni di viaggio, l’entusiasmo non manca: il sogno americano e’ proprio quello che ci aspettavamo, grandi palazzi, fast food, e tanta tanta tanta tanta manza tanta!
Certo potremmo disquisire giorni circa la bellezza delle donne americane, perche’ ad oggi le nostre belle figliole iteliane sono assolutamente di un altro pianeta.
Detto questo e’ da considerare che l’alimentazione, fatta di pasti frugali, alimenti ipercalorici, porta le girls ad essere abbondantemente abbondanti, grosse zizze e i sederi sono davvero incredibili!!!
Qui si pone un altro momento di riflessione, meglio le ragazze magre o le giunoniche? bizza direbbe le seconde, perche’ ha un debole per le ciccione, quelle che quando le abbracci non riesci a toccarti le mani. Io e eicso invece propendiamo per una via di mezzo, cioe’ carina come le nostre ma almeno con una quarta e un sedere solido meritevole di una storia seria.
Credo che questo viaggio ci lascera’ alcune cose: un gran mal di testa (dovuto ad alcuni incontri meritevoli di una storia seria), gli innumerevoli locali in cui strafogarci di cibo e birra, e un senso di liberta’ dovuto al modo di vivere dei giagazzi: qui non importa, o almeno sembra, il colore della pella, come ti vesti (malissimo di solito) o con chi giri, perche’ tutto e’ gia’ stato visto, vissuto, oppure tutti semplicemente si fanno i cazzi propri. Non come la nostra piccola, grande, manzettiana italia.
Sincerely Alberto.

Si va a Little itlaly, e un po’ ci fa vergognare di essere italiani: e’ una tristezza, una farsa, dove vengono risaltati tutti gli stereotipi e i cliche’ dell’italiano pizza-spaghetti-mandolino-brava gente, non resistiamo piu’ di 5 minuti e andiamo a Chinatown.
Merita sicuramente di essere vista, e’ proprio una citta’ nella citta’, la giriamo per un bel po’ ma verso sud non e’ cosi’ tranquilla. Sara’ che si sta avvicinando la sera, ma per andare a vedere il ponte di Brooklyn abbiamo preso la classica strada sbagliata, e ci siamo trovati in una via deserta con loschi figuri che ti squadrano, e sicuramente non e’ stato piacevole.
Anche il ponte (insieme al manhattan bridge) e’ una delle cose da vedere, a noi e’ piaciuto, e dopo averlo visto mille volte nei film, era obbligatorio passarci.
Per tornare in chinatown siamo passati dal nypd headquarter, giusto per stare sereni, e ci siamo fermati in chinatown per mangiare qualcosa in Doyer street, nota anche come l’angolo insanguinato, una via dove pero’ adesso sono tutti parrucchieri.
Cena al Doyers vietnamese restaurant, un ristorante vietnamita che tra le sue amenities offre anche le sale climatizzate a 2 gradi centigradi, uno spasso.
Ottima la zuppa di cimici e antipasto di verdure avvolte nella placenta, pollo satay al limone e verdure sconosciute, spaghetti di riso con mix mari e monti. La birra cinese era decente, almeno quella.
Costo 60$ + tip di 15$, solo che gliene abbiamo dati 20 e il tipo ce ne ha restituiti 13, misteri della bistromatica [2].
Se si indovina la giusta combinazione di pietanze il posto comunque promette soddisfazioni.
Abbiamo anche avuto l’onore di vedere un orientale mangiare come nei cartoni animati, non pensavamo esistessero ma e’ cosi’.
Ritorno in taxi con penso l’unico tassista bianco di manhattan, un mix tra un pilota di formula uno e un rompicoglioni.
Doccia al volo, si esce subito.. tranne il faggio che crolla al letto, e quando e’ stanco diventa fastidioso e intrattabile like a pussy in her days, quindi lo lasciamo li’ senza insistere.
Andiamo all’hard rock cafe’, davvero stellare, l’ambiente e’ super, c’e’ il wifi gratis, la birra e’ buona, e cerchiamo di pianificare i prossimi giorni della vacanza, visto che oltre al biglietto aereo e ai primi giorni in hotel, non abbiamo nulla di deciso.
Ovviamente, essendo noi cazzari fino in fondo, non siamo riusciti a prenotare nulla, non perche’ non ci fosse posto o motel disponibili eh, ma solo perche’ abbiamo messo a posto le foto fatte durante il giorno.
Concludendo, abbiamo solo guardato che strada fare.

[1] si da’ per scontato che le birre sono medie
[2] andate a leggervi douglas adams, bavboni


Primo giorno – 9/08

Agosto 13, 2008

Nonostante la tirata del giorno prima, ancora rincoglioniti dal fuso orario, la mattina alle 8 e qualcosa siamo gia’ in piedi pronti per uscire.
Da bravi turisti, decidiamo di partire con lo shopping e andiamo diretti nella 5th ave per farci un’idea, dopo un giusta colazione da starbuks.
Va tutto bene fino a quando non passiamo davanto all’nba store, e li’ abbiamo perso il faggio che entra alla velocita’ della luce.
Siamo usciti con 2 magliette, 1 mousepad e una canotta (faggio 103$), cappellino e maglietta (eicso, 36$), felpa (bizza, 35$).
Per rendere l’idea, provate a vedere quanto costa una felpa (o anche una maglia) ufficiale di una qualche squadra di serie a, e paragonatela con i 22 euro che ho speso io per la felpa dei Boston Celtics, che tra parentesi hanno vinto l’ultimo campionato nba.
Ecco, la differenza con l’italia non e’ cosi’ marcata su tutto, ma comunque si vede.
Il passo successivo e’ una reflex digitale per eicso.
IL negozio per questo genere di acquisti e’ b&h, 9 ave 34-35 st.
Noi ci andiamo fiduciosi, ma e’ chiuso. Ovvio, sono ebrei, e oggi e’ sabato. Ma la fortuna vuole che ci sia un cartello con scritto che sono chiusi anche la domenica e riapriranno il lunedi’. Grazie per questa passeggiata di una 40ina di street, ci voleva proprio.
Guardiamo un po’ il negozio da fuori, peccato non essere entrati perche’ e’ gigantesco.
Ci consoliamo con un burger king.
Eicso in ogni caso vuole la sua macchinetta fotografica e allora iniziamo a girare per i vari best buy e affini fino a quando non troviamo quella che gli va bene ma sempre il culo vuole che sia sold-out.
Al negozio successivo pero’ riusciamo a trovarne una che lo soddisfa, meno male direi, visto che per sta cosa abbiamo fatto non so quanta strada a piedi.
E visto che si siamo, si prende una compatta anche il faggio.
Adesso pero’ tocca al bizza, e si va all’apple store di new york, e dopo un po’ esce con il suo bel mac.
Andiamo in Central Park, chiedo un po’ alle persone che incontro dove posso trovare un collegamento internet gratis o a pochi soldi (a new york c’e’ pieno), ma mi rendo conto che nessuno capisce la parola wifi (uaifai), uno ci ha mandato nei bagni del parco.. chissa’ come la pronunciano..
Ci mettiamo nella piazza di fronte all’apple store a scroccare un po’ di wireless e a scaricare le foto, telefonare con skype, cazzeggiare, in compagnia di un signore texano invasato che fermava tutti i passanti per indottrinarli su qualcosa contro Obama che non abbiamo ne’ capito ne’ volevamo capire, ma era comunque un personaggio notevole.
Torniamo in hotel, doccia, andiamo a mangiare a un mac perche’ vogliamo stare leggeri, e ammiriamo la guardia all’interno il cui unico impiego e’ indicare alle persone dov’e’ il bagno e cazzeggiare con il blackberry.
La cosa piu’ bella e’ che eravamo gli unici uomini dentro il locale, c’erano solo ragazze.
E’ ora di fare serata, e si va nella 21st – broadway ave (la broadway e’ la 6 ave), una via con tutti locali dove ballare uno in fila all’altro.
Perlustrazione veloce, si decide per il Porky’s, sia per il nome sia per la musica maranza/cazzara che si sentiva da fuori.
C’e’ da aprire una piccola parentesi.
Il weekend in questi locali si trovano un casino di tipe, sono le classiche boare (o baccane) del New jersey che vengono a Manhattan a fare serata.
Un po’ come quelle di zevio che vanno in piazza erbe ecco.
Solo che loro vogliono proprio fare serata, e se la tirano zero.
Ma torniamo al locale.
Ca’ lupa + don’t worry + Queen = Porky’s. E’ il locale perfetto.
Si’ insomma, non perfetto ma ci si diverte.
Ci mettiamo in fila (normale per entrare in tutti i locali notturni) e il bizza colpisce gia’ all’ingresso.
Si innamora della pr del locale, si chiacchera un po’, secondo gli osservatori esterni lei ci sta, e anche secondo lui, gli lascia mail e numero di telefono, lei gli promette che siccome dovra’ venire in Italia lo passera’ a trovare. E non e’ del new jersey, quindi e’ una tipa ok.
Dentro beviamo un crocodile piss, un boccione di qualcosa che non si capisce, ma comunque non fa cosi’ schifo.
Balliamo un po’, poi il faggio perde punti facendo ua’ ua’ in pista come i tedeschi a rimini, e allora usciamo un attimo a prendere aria.
Si torna dentro, birrette, poi una tipa indo-cino-guatemalteca chiama il bizza sotto il cubo (bancone) e insieme alla sua amica gli propone di divertirsi (diceva us, quindi loro due).
Lui declina, lei avra’ almeno una quarta, insiste, lui declina ancora, gli amici lo tacciano di essere omosessuale, il bizza pensa, realizza che forse ha capito male, nel senso che us e ass nel casino possono sembrare pronunciati uguali (con l’accento del new jersey poi…), e gli amici lo insultano doppiamente dopo questa riflessione.
Il faggio va via di testa e inizia a dire che lui a una tipa gli vorrebbe s****** in c*** f*** t**** f*****, allora gli diamo del primate, soprannome che da quella sera lo accompagnera’ per sempre.
Facciamo dentro-fuori un paio di volte, poi assistiamo a una scena che se ci ripensiamo ridiamo ancora.
Il bizza si gira a fare una foto a un cartello dentro il locale con scritto “This place suks!”, e tempo 2 secondi arriva la classica fighetta che si crede strafiga a cioccare dicendogli che se vuole fare una foto che almeno abbia il coraggio di chiederle (era nella direzione della foto).
Lui impassibile le fa vedere la macchinetta, nel display c’e’ ancora la foto appena scattata, lei guarda, realizza la figura di merda, torna dalla sua amica senza dire nulla, e noi siamo morti dal ridere.
Ci ha fatto talmente tanta pena che volevamo andare la’ a chiederle se potevamo farle sta foto, cosi’ magari se ne tornava a casa contenta.
E’ tardi, usciamo dal locale, e eicso tira fuori l’agendina e segna i voti del locale.

Nome: Porky’s
Categoria: Intrattenimento serale – disco maranza – locale tipico per le baccane del new jersey
Generale: eicso 4,5: – bizza 6,5 – faggio 6
Location: eicso 6,5 – bizza 6,5 – faggio 4
Fighe: eicso 4,5 – bizza 9 – faggio 6
Drink: eicso 2 – bizza 2 – faggio 1

Prezzo 20$ di ingresso, i cocktail costano 6-7$

Giudizio by eicso: tante promesse tutte andate in fumo, vuoi per i cocktails di merda, vuoi che nessuno sapeva cosa fosse un coca rum, vuoi per il crocodile piss. La musica sembrava promettere bene ma poi ha deluso. peccato. Se si e’ belli in culo il posto puo’ riservare soddsfazioni.

E’ tardi e torniamo verso l’hotel, il faggio da primate qual’e’ si ferma a pisciare in casa di uno. Ci fermiamo a prendere una birra da asporto, rigorosamente dentro un sacchetto tipo quello del pane perche’ in america non puoi bere fuori dai locali.
Di fronte al nostro hotel ci ferma una pattuglia della nypd, con fare sgarbato ci chiedono cosa stiamo bevendo e alla parola beer ci intimano di buttarla via.
Il bizza prova a ribattere che e’ dentro il sacchetto ma il pulotto battendo il distintivo fa tipo stallone in dredd (io sono la legge per chi non coglie la citazione) e ce la fa buttare, e sto cazzaro non se ne va fino a quando l’ultima birra e’ finita nel cestino.

Ok, adesso e’ tardi sul serio, e allora si va a dormire, domani sara’ una giornata pesante.
Sono le 5.35 am ora new york.


Girare per New York

Agosto 13, 2008

Premessa: questo post e’ stato scritto dopo 5 giorni di New York, ma lo metto qui perche’ secondo noi aiuta a capire meglio alcune parti dei post successivi.
Girare per questa citta’ e’ una cazzata, non ci si puo’ perdere e conoscendo l’indirizzo da raggiungere non serve nemmeno avere una cartina. Solo il faggio a quanto pare non ce la fa, ma siamo sicuri che il 99% della popolazione mondiale non avrebbe problemi.
La rete stradale e’ un reticolo ordinato e forma una griglia, le strade che vanno da est a ovest si chiamano street, quelle da nord a sud avenue, sono chiamate con numeri e quasi tutte sono a senso unico, tranne le avenue piu’ grandi..
Diventa quindi banale raggiungere per dire il nostro hotel, 273 38th st 8 ave (38esima strada, vicino all’incrocio con l’ottava avenue, al civico 273).
Detto questo, abbiamo scoperto una cosa che nessuna guida riporta, ovvero che nelle street c’e’ sempre caldo e nelle avenue soprattutto la sera c’e’ freddo. Siamo indecisi se segnalarlo o meno alla Lonely Planet.
Fin’ora non abbiamo mai preso la metro, quindi non abbiamo consigli da dare, se non che se dovete venire da queste parti, forse e’ meglio spendere qualcosa in piu’ per avere l’hotel in una zona vicina o in midtown, dove si puo’ girare a tutte le ore senza problemi, perche’ in alcune zone anche molto turistiche basta veramente sbagliare via e si finisce in mezzo a ceffi molto poco raccomandabili.
Per dire, noi giriamo sempre insieme, eppure per andare al ponte di brooklyn abbiamo fatto una deviazione a Chinatown e ci siamo trovati in una via semideserta, con gente che ti squadra e ti punta, e ti da’ l’impressione di seguirti. Decisamente meglio spendere 100 euro in piu’ ma non avere di questi problemi.
E se qualcuno prova a fermarti per strada, meglio tirare dritto con un “No thanks”.
C’e’ da dire comunque che la maggior parte dei newyorkesi sono persone molto cordiali e socievoli.
Altra cosa particolare che abbiamo notato e che le guide non riportano, e’ che ci sono zone dove tutti fanno le stesse cose. Ad esempio, in lower manhattan ci sono decine e decine di negozi di scarpe uno in fila all’altro, fai 1km ed entri in Chinatown, e trovi una via intera dove tutti tagliano i capelli, sali un po’ e ci sono solo centri estetici che fanno massaggi e trattamenti per le unghie, e cosi’ via.
Non e’ tutto cosi’, pero’ capita spesso di trovarsi in queste situazioni.
Per spostarsi, quando e’ possibile, consigliamo di farlo a piedi, la citta’ merita sicuramente di essere vista cosi’, si ha l’occasione di vedere angoli e persone decisamenti caratteristici. Per dirne alcuni, abbiamo incrociato un tipo a petto nudo con un pitone di 2-3 metri sulle spalle, una tizia strana che faceva ginnastica attaccandosi alle protezioni di una fontana, un ragazzo sui pattini che cantava al cellulare una canzone d’amore in falsetto, vari elementi con sguardi allucinati.
Poi vedere i vari palazzi, le vie tipiche, i classici tombini da cui esce il fumo, la gente indaffarata, e sentire i suoni della citta’, dalla gente che parla alle sirene dei pompieri al caos cittadino, sono cose che ti fanno conoscere sicuramente meglio New York che non vedendola dal taxi o dal pulman che fa il giro dell’isola.
I taxi costano poco e li abbiamo usati solo per tornare in hotel quando le nostre scorribande ci avevano portato troppo lontano e non avevamo la forza di tornare, ma la guida sportiva vale la pena assaporarla. Senza contare i tassisti, che devono avere un fegato cosi’ a forza di girare in mezzo a tutto questo casino.
Oltre al traffico, anche i pedoni sono molto indisciplinati.
Proprio oggi leggevo sul ny times che i pedoni investiti dalle auto sono in aumento vertiginoso perche’ distratti e scrivono mail con il cellulare mentre camminano (sono molto piu’ intelligenti di noi e non si mandano sms).
Una cosa che abbiamo subito imparato e’ che il newyorkese che si rispetti non attende il verde per attraversare, e ci siamo immediatamente adeguati.
Basta solo fare attenzione a una cosa: se la prima macchina della fila non e’ un taxi, attraversa tranquillo, se lo e’, aspetta il verde, perche’ questi partono a razzo.
E per ultimo la moda.
Se vuoi essere un tipo giusto, piu’ colori a caso indossi meglio sei, tanto nessuno ci fa caso o ti giudica strano, si vede veramente che la diceria che un newyorkese non si stupisce piu’ di nulla e’ proprio vera.
Un consiglio per gli uomini: a quanto pare va tanto il capello lungo con la coda racconta in una o due treccione (se vuoi essere street).
Per la donna, il reggiseno lascialo a casa, qui non lo porta nessuna.
C’e’ da dire che, sara’ per colpa del cibo, qui tutte hanno almeno la terza. Fai le tue valutazioni.
E sempre tu, donna, o hai il portafoglio bello gonfio, o il ragazzo bello ricco, perche’ fare shopping qui e’ una goduria, costa tutto meno che in italia, e i negozi che ci sono nella 5th avenue saranno sicuramente la tua meta, tutte le grandi marche sono li’ una a fianco all’altra. Diciamo che c’e’ qualche km di negozi che valgono la pena. Ragazzo avvisato.


La prima sera

Agosto 12, 2008

Arriviamo in hotel, che e’ un corridoio in ristrutturazione, subito pensavamo fosse addirittura chiuso.
Il tipo alla reception si scusa, dice che gli dispiace ma aveva dei lavori urgenti da fare, che internet non funziona (per questo gli aggiornamenti al momento sono piuttosto lenti), e intanto striscia la mia carta di credito nel caso cambiassimo idea, vabbe’.


La camera e’ un buco dove ci stanno appena i letti, ma tutto questo passa in secondo piano vista la posizione centrale, siamo a 3 minuti a piedi da Times Square e dall’Empire state building.
Messe giu’ le valigie si parte per vedere un po’ di New York.
Partiamo proprio da Times Square, non si puo’ definire bella, alla fine e’ una piazza piena di gente e di insegne al neon, ma vederla dal vivo, da’ l’impressione di essere in un film.


Giriamo un po’ a caso, senza una meta precisa, per iniziare ad ambientarci in quella che sara’ la nostra citta’ per i prossimi 6 giorni.
Arriviamo fino a Central Park, poi decidiamo di tornare sui nostri passi e andare a mangiare qualcosa.
Ripassando per Times Square vediamo che c’e’ un po’ troppa polizia, e appoggiati a un muro un fila di persone che viene perquisita, proprio come si vede in tv (il giorno dopo leggiamo su Metro che e’ stato arrestato un tipo per un omicidio: non male).


Ci infiliamo in un locale che e’ un via di mezzo tra una steak house e un mac, birra e hamburger (gigante), regalati alla modica cifra di 100$.. onesti.. e considerando che l’unico bagno agibile era al quarto piano e che noi eravamo stanchi morti, non e’ che siamo stati proprio contenti.
Altra birretta e hotel, e’ ora di dormire, in italia sono le 9.30, sono quasi 28 ore che siamo svegli, un po’ di riposo ci sta


Arrivati

Agosto 9, 2008

Siamo arrivati dopo solo 26 ore di viaggio in hotel, questo post e’ solo per rendere partecipi tutti che siamo vivi, sani e salvi.

Da adesso abbiamo a disposizione un pc, quindi gli aggiornamenti saranno piu’ regolari.

A presto