Pittsburgh – Washington DC

Agosto 24, 2008

18/08

Ci si sveglia presto, e stavolta sul serio, e andiamo in citta’.
Come prima cosa andiamo a fare colazione in un locale, lo Smithfield cafe’, il posto che, a leggere fuori, serve la miglior colazione della citta’ dal 1933. Come non andarci?
Ecco, peccato che probabilmente gli avventori sono ancora quelli che ci andavano nel 1933, e pure il personale, tranne un ceffo seduto al nostro fianco che dalla faccia potrebbe tranquillamente tirare fuori una pistola[1] da un momento all’altro.
Tutto sommato il posto comunque e’ carino, e sa da vecchio locale americano, quelli dove ogni 30 secondi ti riempiono il caffe’, e se la tipa avesse avuto piu’ mira e si fosse degnata di centrare la tazza, non diciamo sempre, ma almeno con un 50% di probabilita’, l’avremmo sicuramente apprezzato di piu’.
Dopo la botta di vita della leggera colazione fatta di french toast, uova, bacon e succhi di frutta, iniziamo ad esplorare Pittsbourgh.
Nel complesso e’ carina, ma troppo tranquilla, poca gente per strada, nessuno che suona il clacson, si riesce ad attraversare senza rischiare la vita.. Si’ insomma, come una piccola citta’ italiana.


Decidiamo di andare a vedere il museo di Andy Warhol, e per farlo passiamo davanti allo stadio di baseball. Toh, c’e’ una partita, Pittsburgh Pirates contro New York Mets, e noi che alla fine siamo venuti qui per quello, ci prendiamo i biglietti ed entriamo, perche’ in questi giorni siamo diventati anche tifosi di baseball.
Ci mettiamo in un posto dove batte uno splendido sole, 40 gradi secchi sulla nuca, un caldo assurdo e i vicini odorosi, ma imperterriti non desistiamo.


Prima della partita c’e’ l’inno nazionale con un tizio che canta e gli scout schierati in campo insieme a dei militari, poi sui maxischermi passa il video di alcuni soldati impegnati adesso in iraq che mandano messaggi di incitamento alla squadra, poi 2 ore di filmato di navi pirata che assaltano mercantili con il sigillo dei mets, e poi finalmente inizia la partita. Il concetto di tifo non esiste, dagli altoparlanti dello stadio ogni tanto parte qualche jingle di incitamento ai quali rispondono solo sporadici tifosi. Un battitore dei mets viene espulso per proteste e cazzo, siamo noi 3 quelli che fanno piu’ casino, gli ultras dei “go go bucs” saranno tutti al bar probabilmente, e forse dipende anche dal fatto che giocano alle 12.50 di lunedi’.
La partita comunque alla fine la vince la squadra di casa, la nostra squadra, e cosi’ usciamo dallo stadio piu’ contenti.
Andiamo verso il museo, e lo troviamo chiuso, il lunedi’ e’ il giorno di chiusura. Che culo. Ma va bene lo stesso, proseguiamo il nostro giro per la citta’ e dopo un paio di ore torniamo a prendere la macchina per partire verso washington.
Il viaggio e’ abbastanza lungo, ma ci passa in fretta, anche perche’ il 18/08 e’ la giornata mondiale della parlata romagnola, si puo’ parlare solo come alberto tomba (o un bagnino di riccione), degli scoiattoli poliziotto ce ne sbattiamo, e si va giu’ di vaccate, ma talmente tante che il faggio guida tutto il tempo senza cioccare che ha sonno. Anzi, gioisce con noi quando passiamo davanti alla sede degli scoiattoli.


Circa 50 miglia prima della capitale, delle insegne attraggono la nostra attenzione, e decidiamo di andare a vedere che centro commerciale sia, si sa mai che troviamo un pallone e un freesbie decente.
In realta’ e’ un outlet gigante, dove ci sono parecchie marche, alcune anche piuttosto note in italia.
A vedere i prezzi poi, verrebbe da compare tutto, quindi nell’ordine facciamo acquisti al nike store e poi da ralph lauren (una polo a 39$ vale la pena di essere comprata).
Durante l’avvicinamento, diamo una letta all’ormai inseparabile lonely planet, in particolar modo alle zone da evitare perche’ considerate pericolose. Queste sono la parte nord, la parte sud, il sud-est e il nostro hotel. Rinfrancati da questa notizia, cerchiamo di capire qualcosa tra il groviglio di strade che si moltiplicano man mano che siamo piu’ vicini: sbagliamo strada piu’ volte, ma alla fine arriviamo al nostro amato super8.
Gai’ il fatto che la tipa della reception sia sigillata dietro un vetro e prenda documenti e carta di credito attraverso una feritoia, ci fa capire che la guida piu’ di tanto non sbagliava nel considerare la zona un posto non propriamente per famiglie.
Ma ormai siamo qui, e siamo anche stanchi morti, e non riusciamo piu’ a parlare in italiano, tutto quello che esce dalla nostra bocca e’ in romagnolo, meglio mangiare qualcosa e andare a letto.
A fianco all’hotel sorge un’elegante baracca che vende alcolici, e andiamo a prenderci delle birrette: 12 lattine 6$, quasi te la regalano, e per stare leggeri, andiamo a prenderci una pizza da Pizza Hut, lasciando decidere roberto, che per non sbagliare prende una “Meat Lovers”, pasta alta 8cm con tutti i tipi di carne di animali conosciuti, con olio che cola costantemente. Una bonta’.
Finita pizza e birre, ci mettiamo a scrivere qualcosa per il blog, scarichiamo le ultime foto, e poi a letto.
Domani abbiamo deciso che sara’ una giornata tranquilla, non vogliamo fare un cazzo, e’ giusto rilassarsi un po’.

[1] noi abbiamo provato a cercare se vendono pistole nei vari supermercati e farmacie, esclusivamente per sentirci piu’ integrati, soprattutto a new york, ma tranne che a little italy non abbiamo visto nessuna armeria


Buffalo – Pittsburgh

Agosto 24, 2008

17/08

Partenza con la solita calma (perche’ essendo dei forti e’ una nostra virtu’ innata), entriamo al volo in autostrada e via verso Pittsburgh.


Ci fermiamo in un autogrill e diamo il meglio di noi, con acquisti degni di nota. Nell’ordine:
- bizza 6 pack pepsi da 24oz (710cc, le bottiglie da 0,5 litri le lasciamo ai bavboni), 1 pacco di biscotti all’apparenza cookies con gocce di cioccolato, in realta’ si sono rivelati un qualcosa di morbido con l’uvetta, osceni
- eicso 1 beef steak, una specie di salamino beretta lungo mezzo metro che il beef non l’ha mai visto e non si sa da quale povero animale provenga, dal sapore decisamente speziato, un galliker’s chocolate milk (ribatezzato gaykiller) da bere e degli ottimali oatmeal raisin old fashoned biscotti
- faggio 2 pacchetti di ciunghe dall’odore piu’ potente della redbull e 1 litro di succo al melograno.


Carichi di tutto questo ben di dio il viaggio procede spedito che e’ una meraviglia, con alloggio al solito super8, e qui scopriamo un’altra sua particolarita’: e’ l’unica catena di hotel della quale non esistono insegne e indicazioni stradali, e per trovarli si deve sempre girare almeno 1 ora. Ma noi siamo contenti cosi’, non abbiamo ne’ cartine ne’ navigatore, ma solo l’indirizzo, perfettamente inutile se non si sa dove andare.

Facciamo tappa in un altro centro commerciale, giusto perche’ dalla strada e’ talmente gigante che ci sentiamo in dovere di fermarci.

Ci concediamo una cena leggera, andiamo in un supermercato e compriamo una porzine di insalata gia’ ponta a testa, della frutta e della birra. Ah no, qui siamo in Pennsylvania, e c’e’ una legge particolare: gli alcolici li possono vendere solo i bar, e massimo 6 lattine di birra al giorno a testa. Se io mi faccio tutti i bar prendendo 6 lattine al colpo vorrei capire come fanno a saperlo, cioe’ un barista che ne sa di quante lattine ho comprato nella giornata da un’altra parte, ma si vede che non sono abbastanza americano per capirlo, ed entriamo in uno a caso. C’e’ un discreto viavai di gente che entra ed esce con il suo bel sacchettino con dentro la confezione da 6 birrette, e constatiamo immediatamente quanto rigida sia la vendita di alcool, visto che la barista nemmeno mi chiede il passaporto (che in generale te lo chiedono in farmacia se prendi le cicche), ci da’ le birre e via.


Nelle nostre intenzioni questa sara’ la sera giusta per aggiornare il blog, ma la fortuna vuole che da camera non si prenda internet, quindi via di insalatine condite con assurdi intrugli, macedonie e birrette.
Serata relax insomma, e ci vuoleva, perche’ ogni giorno facciamo parecchia strada in macchina, tanta (ma tanta sul serio) strada a piedi, e la sera sempre molto tardi.
Quindi mettiamo a posto le foto e i video, guardiamo partite di baseball e football in tv, arrivano quasi le 4 e si va a letto.
Domani ci aspetta il tour di Pittsburgh, segnalata come la citta’ piu’ vivibile d’america, e la visita al museo di Andy Warhol, che per chi non lo sapesse, e’ nato qui.


In viaggio verso le cascate del niagara

Agosto 21, 2008

15/08

Parlando un po’ con persone che ci sono gia’ state, l’opinione comune e’ che ste benedette cascate vanno viste. E chi siamo noi per non andarci?

Facendo 2 conti, e conoscendo i nostri ritmi di viaggio, farlo in giornata sarebbe improponibile, quindi decidiamo di fare una tappa a Syracuse, una ridente cittadina circa a meta’ strada (con il senno di poi non e’ che abbia cosi’ tanto da ridere eh).

Partiamo senza fretta, il tempo non ci manca e la sera prima non e’ stata cosi’ leggera (mamma sto esagerando per fare il figo, alle 10 eravamo tutti a letto), quindi colazione da dunkin’ donuts, una cosa oscena, e via.

Scopriamo che, negli holidays inn, c’e’ qualcosa che non va nella loro procedura di prenotazione. Ci avevano detto 150$ a camera a notte, noi siamo arrivati il 13 notte e siamo ripartiti il 15, il che fa 2 notti a casa mia. Pero’ avendo fatto il check-in alle 3 della mattina, e quindi era gia’ il 14, ai loro astutissimi sistemi informatici risultava che noi avessimo fatto solo 1 notte, e invece di spendere 300$ ne abbiamo spesi la meta’. Buono a sapersi.

Questa volta e’ facile, si entra subito in autostrada (o come si chiama) e via sempre dritto, e abbiamo modo di apprezzare tutta la tecnologia che sta dietro i loro caselli.

Il paesaggio… e’ tutta foresta, alberi parte per parte, strada tortuosa e piena di irregolarita’, 2 palle.. ma pian piano si procede, facendo spesso tappa per assaporare quello che l’america ci offre, ovvero bevande ipocaloriche e cibi ricchi di grassi e colesterolo, mixati a drink energetici mai sentiti (super star – bigger, stronger, faster) e vaccate varie.

La cosa che ci frega e continuera’ a farlo per tutto il viaggio, e’ che ti prendi una cosa, ti aspetti che abbia un gusto, mentre in realta’ ha tutt’altro sapore, soprattutto i dolci.

Passiamo anche delle buone mezz’ore ad osservare i frigoriferi degli autogrill, ci lascia di stucco vedere quanta varieta’ ci sia di cose da bere, ma se uno vuole una cazzo di acqua natuale normalissima, puo’ mettersela via, perche’ la polar spring, l’unica esistente, sa da big bubble, e le altre sono tutte aromatizzate a qualcosa che non ha senso mescolare, una su tutte l’acqua alle vitamine con anguria e kiwi.

Il viaggio comunque procede sereno, tra una cazzata e l’altra il tempo passa anche velocemente, e arriviamo a Syracuse. Sbagliamo uscita, giriamo un po’, e troviamo il motel, un super8, 6620 old collamer road, carrier cr/rt 298 old collamer – syracuse east ny 13057.

Breve parentesi: la catena super8 offre motel dignitosi (molto molto piu’ belli dell’hotel-corridoio-in-ristrutturazione di manhattan) a prezzi piu’ che abbordabili, e sono sparpagliati ovunque, e la nostra intenzione e’ quella di dormire sempre da loro se riusciamo, visto che danno anche internet gratis in camera.

Sbrigate le formalita’, e messe giu’ le valige, e’ ora di mangiare, e stanchi dei fast food andiamo all’Onion Grill, 30 secondi a piedi, e ci mangiamo 3 soup of the day (squisite), 2 costate con patatine e 1 filetto sempre con patatine, 6 birre, il tutto per 85$, ma spesi piu’ che volentieri, e’ la prima volta che possiamo dire di aver mangiato quasi bene.

Passiamo anche dal Justin, un locale dall’altra parte della strada, da fuori sembra un fienile o un bar (per via dell’insegna luminosa e una vetrata), ma dentro stanno festeggiano un matrimonio (basiti), e noi provati dal viaggio, dalla cena e dal fatto che ci dobbiamo ancora fare la doccia, decidiamo di lasciar stare la sposa e tornare in camera.

Il solito si addormenta vestito appena tocca il letto, cosi’ io e eicso, consapevoli del fatto che non possiamo continuare ad affidarci al culo per trovare gli hotel, ci mettiamo al pc e prenotiamo per il resto della vacanza a Buffalo, Pittsburgh, Washington, Philadelphia e ancora New York, lasciando un paio di giorni vuoti a caso perche’ non si sa mai.

Ora che il piu’ e’ fatto, non ci resta che dormire.

C’e’ chi rumoreggia che e’ stata una giornata buttata, ma in realta’ e’ stata bella cosi’, e bisogna entrare nell’ordine delle idee che una vacanza on the road non si concilia sempre con le seratone, per quelle ci sara’ tempo :)


Last day in New York

Agosto 20, 2008

13/08

Siamo arrivati all’ultimo giorno a new york, e’ ora di partire e iniziare la nostra vacanza on the road.

Colazione sempre al “Juan Valdez Cafe’”, ormai diventato il nostro punto di riferimento per la mattina. Cerchiamo un’agenzia di noleggio auto a manhattan, troviamo una Hertz poco distante, andiamo a vedere se hanno auto disponibili (ovviamente non abbiamo prenotato anticipatamente, essendo questo un viaggio cazzaro), e com’e’ giusto che sia, la prima macchina si libera alle 4 di mattina del giorno dopo, il che vorrebbe dire passare la notte a barboneggiare a new york.

Siccome non ci pare il caso, torniamo al solito baretto e ci mettiamo a cercare su internet un’altra agenzia di noleggio.

La fortuna vuole che ne troviamo uno a 300 metri da dove siamo, Alamo, tra la 7 e l’8 ave, 40 st. Prenotiamo online (e’ obbligatorio farlo) e alle 14 andiamo a prendere la macchina.

Sistemiamo le ultime cose e partiamo per Boston: inizia il vero sogno americano.

La macchina e’ anche carina, una kia sorento con un motore che pompa un bel po’, e’ un 3500 v6 da 242 cavalli, e beve come un butel di verona in vacanza (non noi mamma, parlavo in generale).

Si parte, sul conta chilometri segna 19516 miglia, vediamo quanta strada facciamo.

Vuole guidare il faggio, perche’ lui ha la patente per i 380 e cazzate varie, e noi lo lasciamo fare volentieri.

Guidare per new york e’ facile, nel senso che ci si orienta perfettamente, ma per fare 100 metri ci vuole 1 ora secca.

Notiamo subito che la maggior parte delle frecce delle auto sono rosse, la segnaletica e’ diversa da quella italiana (non ci sono i segnali dei paesi in cui entri, i semafori sono dall’altra parte della strada, qui scrivono e non usano simboli) e il sorpasso a destra e’ non diciamo consentito ma largamente diffuso.

Non abbiamo ne’ navigatore ne’ cartine stradali, ci affidiamo al culo e all’istinto di eicso per le strade extraurbane e a quello del bizza per girare in citta’, ma subito sbagliamo qualcosa e finiamo in un quartiere un po’ fuori manhattan dove fermiamo un postino per chiedere informazioni. La sua risposta e’ che a Boston non ci si va in macchina, ma in treno. Evviva. Un video di eicso documenta meglio.

Siamo in macchina da un po’ con eicso che si continua a lamentare che deve andare in bagno, ma il pilota non vuole fermarsi prima di un burger king, e cosi’ passiamo una serie di paesi molto caratteristici, le classiche casette che vedi nei film americani per intenderci, cercando sempre un ingresso in autostrada.

Entriamo nella e-17, e subito dopo compare un mitico autogrill (o come si chiama qui), e ci fermiamo immediatamente, visto che tra i loghi visibili sull’insegna c’e’ anche quello tanto bramato.

Qui abbiamo fatto una scoperta non da poco: esiste il bk quad, un mega panino con 4 strati di carne intevallati da formaggio e bacon, praticamente 2 fiorentine, ma la cosa piu’ sconvolgente e’ che c’e’ gente che lo mangia, altrimenti non lo farebbero.. Scatta subito la scommessa, entro la fine della vacanza il faggio dovra’ riuscire a mangiarne uno.

Ripariamo facendo profonde riflessioni, e arriviamo alla conclusione che il 75% delle teenager americane ha il poster di axel rose in camera. Il faggio confessa di avere una predilezione per il cana, ma non vogliamo indagare oltre. Notiamo anche che siamo gli unici a rispettare i limiti di velocita’, macchine e camion (giganteschi) ci superano a destra e a sinistra senza problemi.

Il sorpasso piu’ gradito e’ stato quello di una golf cabrio bianca serie 0 con al volante un personaggio che e’ diventato immediatamente il nostro idolo.

Il viaggio prosegue sereno con varie soste, dal new jersey passiamo al connecticut, e ci viene fame, cosi’ decidiamo di uscire per mettere qualcosa sotto i denti.

Il caso vuole che la nostra uscita sia l’87 appena dopo new london, dove ad attenderci c’e’ un elegante applebee’s pieno di connecticuttiani (o connecticuttesi).

Mangiando osserviamo che la moda locale dei butei e’ il cappellino scuro accompagnato da una camicia a quadri, che non sanno spillare la birra e che se vuoi solo bere qualcosa e’ meglio sedersi al banco altrimenti ogni 2 minuti vengono a romperti le palle a chiederti se vuoi qualcosa, il tutto mentre il bizza sentenzia cazzate, anche se a volte non gli si puo’ dare torto.

3 birre da 16 oz a 11$: onesti, niente da dire.

Continuiamo il viaggio, e arriviamo a Boston, adesso bisogna trovare un hotel. Il faggio da’ chiari segni di cedimento, guida il bizza, eicso scala davanti, mentre il tranni dietro si addormenta all’istante.

Tutti gli hotel provati erano sold-out, tranne un holidays inn, ma costava 150$ a notte, e decidiamo di cercare qualcosa di piu’ economico. Dopo un paio di ore pero’, stanchi di girare e vista l’ora (le 2 di notte), torniamo sui nostri passi e decidiamo che 150$ non sono poi cosi’ tanti. Il culo vuole che quella era l’ultima stanza libera, e soddisfatti raggiungiamo la camera, contenti anche perche’ l’hotel e’ bello, al livello di un 4 stelle italiano, e anche la posizione non e’ male, visto che siamo a 15 miglia dal centro di Boston.

Anche qui la temperatura media e’ qualche grado sotto zero nelle stanze e nella hall, ma chi se ne frega.

Ora bisogna dormire un po’, perche’ la mattina dopo si va a vedere la citta’, e a leggere la guida, ci sara’ parecchio da camminare.


Il viaggio (2)

Agosto 11, 2008

Sveglia alle 6 (GMT+1) per prendere l’autobus alle 7, treno alle 8.11, arrivo alla stazione centrale di Milano alle 9.40. Shuttle per Malpensa, arrivo in aeroporto per le 11.10, volo alle 14.55 con check-in 2 ore prima.
A tutte queste tappe siamo sempre arrivati con largo anticipo (non a caso l’8/08/08 e’ stata indetta la giornata mondiale dell’anticipo) per colpa di eicso, che ha messo una pressione costante per non arrivare tardi durante tutto il tragitto.
In treno poi il controllore ci ha fatto presente che era appunto l’8/08/08 e un signore distinto e’ saltato fuori con un “Se l’e’ par quela, ie’ anca le 8 de matina”. Un grande.
Sempre nel tratto verona-milano abbiamo conosciuto Andrea, un tipo simpatico che ci ha dato qualche dritta visto che a New York ci ha vissuto qualche mese.
Anche la polizia in aeroporto ci ha dato delle dritte, come pure dei signori che avevo seduti vicino in aereo per Londra.. cioe’ tutto il mondo a quanto pare c’e’ gia’ stato e non vede l’ora di darti consigli.
Arrivo a Heathrow alle 15.55 GMT, desiderosi di una bella cicca, ma un cartello che recita “Welcome to a smokefree England” ci fa capire che le cose non vanno come vorremmo.. cazzeggio di 3 ore e poi si parte per Newark con un aereo cesso che puzza di nafta in modo rivoltante.
Un plauso alla British Airway per le hostes.. dei cessi mondiali.
E uno anche al faggio, che si e’ addormentato ovunque: autobus, treno, ancora autobus, aereo per Londra (prima ancora di decollare), aereo per New York e taxi per arrivare da Newark all’hotel, e contando che il tassista congolese aveva una guida da formula 1, non si sa come abbia fatto.
L’hotel e’ una discreta schifezza, tutta la hall e’ un cantiere e la stanza misura 3.5m x 2, ma la posizione e’ super e per quello che restiamo in camera va piu’ che bene.
Riassumendo abbiamo messo la sveglia alle 5.58 e siamo arrivati in hotel alle 23 GMT -6 (4.30 ora italiana), senza mai dormire.
Mettiamo giu’ le valigie, e’ il momento di vedere un po’ com’e’ questa famosa new york .


Il viaggio

Agosto 7, 2008

L’idea iniziale era di fare una settimana a Formentera io e il faggio.

Poi eicso si e’ intromesso, proponendo di fare 2 settimane a Londra, e trovare il giusto connubio tra cazzeggio e utilita’ (voleva fare un corso di inglese).

Io ovviamente ho detto di si’ a tutti e due, quindi si va nella east coast. C’e’ anche un retroscena che mi vede li’ li’ per prenotare un volo + 14 notti a Sidney per 840 euro.

Subito si pensava a Boston, ma poi abbiamo optato[1] per New York, con conseguente tour tra Boston, Philadelphia, Washington, Springfield, cascate del Niagara, e quello che c’e’ tra una citta’ e l’altra.

Immediatamente sono sorti vari problemi logistici, ma noi siamo stati abili nel schivarli fino a quando non e’ stato proprio obbligatorio affrontarli, cose tipo prenotare il volo, un hotel, la macchina, vedere se il passaporto e’ in regola, bazzeccole insomma.

Ora che bene o male e’ tutto sistemato[2], possiamo partire.

Domani mattina autobus ore 6.59, treno alle 8.11, navetta non si sa bene a che ora, il check-in apre alle 12.55, il volo parte alle 14.55 da Malpensa.

Scalo a Londra di 3 ore (grazie), partenza e arrivo in serata a New York, aeroporto di Newark, situato in culo a sinistra (ma il paesaggio ci scommetto che e’ ridente).

Da li’ in teoria taxi verso l’hotel, che a vedere le foto e’ un’elegante struttura fatiscente in midtown, attaccato a Times Square, quindi almeno la zona compensera’ i topi in camera.

Per il momento e’ tutto.

[1] dopo n giorni passati su expedia e affini a cercare un volo, provando tutte le combinazioni possibili di date, aeroporto di partenza e di destinazione, ho prenotato a caso il meno peggio che abbiamo trovato. Expedia batte bizza per sfinimento.

[2] in realta’ per culo abbiamo trovato un hotel, 5 notti, manca ancora la macchina, un minimo di pianificazione del viaggio, dove dormire i restanti 10 giorni.. si insomma, in aereo con la mitica lonely planet ci sara’ da darsi da fare. Ma anche no.