Washington DC

Agosto 29, 2008

20/08

Oggi abbiamo deciso di andare a vedere la citta’, ‘a capitale, il tempo del cazzeggio e’ finito.

Gia’ arrivarci da dove avevamo l’hotel non e’ stato poi cosi’ semplice, avremo sbagliato strada almeno 4 volte, ma comunque riusciamo a puntare il centro, e parcheggiamo vicino a Pennsylvania avenue (per la cronaca, al civico 1600 ci abita il biri).

Gia’ nel parcheggio ci sono i metal detector, cominciamo bene. Colazione dal solito starbucks, diamo una letta alla guida, e iniziamo il giro.

C’e’ da dire che washington e’ bella, ci sono edifici ricercati e molto verde, la gente sembra tranquilla, la polizia vigila, gli scoiattoli volanti zompano di ramo in ramo tenendoci d’occhio. Si’ insomma, una cosa normale.

Partiamo dal museo delle spie (18$ di ingresso) passando il quartier generale dell’fbi, dove vengono mostrate tutti i gadjet tecnologici esistenti in dotazione ai vari 007 e vengono raccontati i casi di spionaggio piu’ famosi.

Diamo un’occhiata in generale alla citta’ facendo le vie segnalate e quelle piu’ conosciute, fino ad arrivare al famosissimo obelisco di fronte al campidoglio, e c’e’ da dire che dal vivo e’ veramente grande.

Pausa e partitina a freesbie, visto che lo spazio non manca, anche se con 39 gradi forse era meglio andare a bere qualcosa in un bar.

Da li’ facciamo il piu’ classico dei giri: the mall, museum of natural history, national air and space museum, national gallery, vietnam veterans memorial, capitol hill, supreme court e i giardini botanici.

C’e’ da dire che nei musei comunque non siamo entrati, servirebbero giorni per visitarli tutti (questi sono solo i piu’ famosi) e noi non avevamo tutto questo tempo, ma comunque il giro e’ bello e merita di essere fatto.

Arriviamo alla casa bianca. Una casa, un po’ grande ok, con un bel parco, ma non e’ niente di particolare. Se li dentro invece del presidente degli usa ci abitasse, che ne so, costantino, la gente direbbe “che bel parco la casa di costantino”. Ma dopo averla vista non so quante volte in tv era obbligatorio vederla dal vivo.

Abbiamo fame, e si va in un bar poco lontano, il bizza e eicso si prendono una tuna salad mentre il faggio sta sul classico panino. Nell’insalata c’era un tonno intero, e il panino era gigante, dobbiamo ancora abituarci a queste porzioni esagerate. Ci beviamo dietro un bel caraffone di birra, e poi si parte alla ricerca di un pallone, perche’ il nostro obiettivo principale rimane quello di sfidare le collegiali e insegnare calcio ai butei, scoiattoli permettendo.

Facciamo 3-4 negozi ma alla fine lo troviamo, e contenti torniamo in hotel per cambiarci e andare nel parco del campus. Come previsto, al posto delle collegiali oggi c’erano solo uomini, ma vabbe’, abbiamo fatto quelle 2-3 ore di sport che un po’ ci hanno fatto smaltire le schifezze mangiate da quando siamo qui.

La sera decidiamo di restare in zona, abbiamo visto una fila di locali che promettono molto bene.

Qualche birra, mangiamo in un applebee’s, tutto sommato si fa una serata tranquilla, ogni tanto ci si puo’ divertire anche cosi’. Ogni tanto pero’, infatti stiamo gia’ pianificando il rientro a New York, con seratone incluse.

Uscendo dal locale vediamo 4 pattuglie della polizia con una macchina all’apparenza crivellata di proiettili, piena di buchi, ma resta il dubbio che fossero adesivi. Per non sbagliare diciamo che erano buchi veri, cosi’ siamo piu’ fighi.

Andiamo a prendere delle birrette da portare in camera, passiamo un po’ di tempo al cazzeggio, e poi letto, domani si va a Philadelphia.


Alla ricerca di un pallone

Agosto 24, 2008

19/08

Risveglio molto blando, colazione da starbucks.

Scopriamo di avere l’hotel a 2 minuti dal campus dell’universita’ della pennsylvania, non male.

Roberto sta poco bene, e’ in quei giorni, quindi rimaniamo un po’ in zona a cazzeggiare bellamente, fino a quando non decide di andare a letto e dormire, alle 15 circa.

Il bizza e eicso partono alla scoperta dei dintorni: ci sono una ventina di fast food, l’ikea, il campus, alcuni scoiattoli volanti della polizia, brutta gente e una pizzeria[1].

Ci fermiamo in un prato a giocare con il nostro freesbie rotto, e veniamo accerchiati da collegiali che fanno allenamento, e a noi piace vederle correre e saltare. Appaiono studenti ovunque, e iniziano a giocare anche a calcio.

Ci guardiamo, e decidiamo che e’ ora che ci prendiamo un pallone, il nostro sogno sarebbe andare in central park da degli americani che giocano a calcio e con accento da bulletto del quartierino chiedere loro: “hei guys, can we teach you giuoco del calcio?”, ma per ora ci accontentiamo di un pallone per giocare tra le collegiali.

Facciamo il giro di tutti i supermercati e le farmacie della zona senza trovare nulla. Il bizza chiede informazioni su dove trovarlo a un tipo che lavora nell’ultimo posto in cui siamo entrati, lui ci spiega, sembra facile e partiamo[2].

Con nostra somma gioia scopriamo dopo un po’ che il tipo non sapeva ne’ la differenza tra destra e sinistra ne’ contare, e sto genio ci ha spedito su per una collina dove c’erano tutte strutture di ricerca con tanto di divieto di accesso.

“Al secondo semaforo a sinistra, poi sempre dritto, la seconda a destra, sempre dritto lo trovate sulla destra” in realta’ era “al primo semaforo a destra, sempre dritto, la seconda a sinistra, sempre dritto lo trovate sulla sinistra”, ma ce l’abbiamo fatta e siamo arrivati a destinazione.

Entriamo ed e’ davvero grande, sono 101 negozi a leggere all’ingresso.

Siamo usciti dopo un po’ con 3 insalate e 2 freesbie.

Ormai e’ un po’ tardi per tornare nel campus, c’e’ gia’ buoi, meglio passare dall’hotel e vedere come sta il faggio, che si proclama rinato, e allora lo mandiamo a prendere delle birre nella baracca li’ di fianco.

Mangiamo, si programma la giornata successiva su e giu’ per washington, si fanno congetture su questo campus, e in men che non si dica ci accorgiamo che e’ gia’ tardi per fare qualunque cosa, cosi’ restiamo nei paraggi fino a ora di dormire.

Domani abbiamo 3 obiettivi: giocare tra le collegiali, vedere quale dei 2 freesbie va meglio e trovare un pallone.

Ah, se ci avanza tempo visitare anche la citta’.

[1] pizzeria e’ una parola grossissima

[2] il rischio di spostarsi senza riferimenti e cartine e’ quello di non riuscire piu’ a tornare in hotel, quindi si va solo se e’ facile tornare indietro


Pittsburgh – Washington DC

Agosto 24, 2008

18/08

Ci si sveglia presto, e stavolta sul serio, e andiamo in citta’.
Come prima cosa andiamo a fare colazione in un locale, lo Smithfield cafe’, il posto che, a leggere fuori, serve la miglior colazione della citta’ dal 1933. Come non andarci?
Ecco, peccato che probabilmente gli avventori sono ancora quelli che ci andavano nel 1933, e pure il personale, tranne un ceffo seduto al nostro fianco che dalla faccia potrebbe tranquillamente tirare fuori una pistola[1] da un momento all’altro.
Tutto sommato il posto comunque e’ carino, e sa da vecchio locale americano, quelli dove ogni 30 secondi ti riempiono il caffe’, e se la tipa avesse avuto piu’ mira e si fosse degnata di centrare la tazza, non diciamo sempre, ma almeno con un 50% di probabilita’, l’avremmo sicuramente apprezzato di piu’.
Dopo la botta di vita della leggera colazione fatta di french toast, uova, bacon e succhi di frutta, iniziamo ad esplorare Pittsbourgh.
Nel complesso e’ carina, ma troppo tranquilla, poca gente per strada, nessuno che suona il clacson, si riesce ad attraversare senza rischiare la vita.. Si’ insomma, come una piccola citta’ italiana.


Decidiamo di andare a vedere il museo di Andy Warhol, e per farlo passiamo davanti allo stadio di baseball. Toh, c’e’ una partita, Pittsburgh Pirates contro New York Mets, e noi che alla fine siamo venuti qui per quello, ci prendiamo i biglietti ed entriamo, perche’ in questi giorni siamo diventati anche tifosi di baseball.
Ci mettiamo in un posto dove batte uno splendido sole, 40 gradi secchi sulla nuca, un caldo assurdo e i vicini odorosi, ma imperterriti non desistiamo.


Prima della partita c’e’ l’inno nazionale con un tizio che canta e gli scout schierati in campo insieme a dei militari, poi sui maxischermi passa il video di alcuni soldati impegnati adesso in iraq che mandano messaggi di incitamento alla squadra, poi 2 ore di filmato di navi pirata che assaltano mercantili con il sigillo dei mets, e poi finalmente inizia la partita. Il concetto di tifo non esiste, dagli altoparlanti dello stadio ogni tanto parte qualche jingle di incitamento ai quali rispondono solo sporadici tifosi. Un battitore dei mets viene espulso per proteste e cazzo, siamo noi 3 quelli che fanno piu’ casino, gli ultras dei “go go bucs” saranno tutti al bar probabilmente, e forse dipende anche dal fatto che giocano alle 12.50 di lunedi’.
La partita comunque alla fine la vince la squadra di casa, la nostra squadra, e cosi’ usciamo dallo stadio piu’ contenti.
Andiamo verso il museo, e lo troviamo chiuso, il lunedi’ e’ il giorno di chiusura. Che culo. Ma va bene lo stesso, proseguiamo il nostro giro per la citta’ e dopo un paio di ore torniamo a prendere la macchina per partire verso washington.
Il viaggio e’ abbastanza lungo, ma ci passa in fretta, anche perche’ il 18/08 e’ la giornata mondiale della parlata romagnola, si puo’ parlare solo come alberto tomba (o un bagnino di riccione), degli scoiattoli poliziotto ce ne sbattiamo, e si va giu’ di vaccate, ma talmente tante che il faggio guida tutto il tempo senza cioccare che ha sonno. Anzi, gioisce con noi quando passiamo davanti alla sede degli scoiattoli.


Circa 50 miglia prima della capitale, delle insegne attraggono la nostra attenzione, e decidiamo di andare a vedere che centro commerciale sia, si sa mai che troviamo un pallone e un freesbie decente.
In realta’ e’ un outlet gigante, dove ci sono parecchie marche, alcune anche piuttosto note in italia.
A vedere i prezzi poi, verrebbe da compare tutto, quindi nell’ordine facciamo acquisti al nike store e poi da ralph lauren (una polo a 39$ vale la pena di essere comprata).
Durante l’avvicinamento, diamo una letta all’ormai inseparabile lonely planet, in particolar modo alle zone da evitare perche’ considerate pericolose. Queste sono la parte nord, la parte sud, il sud-est e il nostro hotel. Rinfrancati da questa notizia, cerchiamo di capire qualcosa tra il groviglio di strade che si moltiplicano man mano che siamo piu’ vicini: sbagliamo strada piu’ volte, ma alla fine arriviamo al nostro amato super8.
Gai’ il fatto che la tipa della reception sia sigillata dietro un vetro e prenda documenti e carta di credito attraverso una feritoia, ci fa capire che la guida piu’ di tanto non sbagliava nel considerare la zona un posto non propriamente per famiglie.
Ma ormai siamo qui, e siamo anche stanchi morti, e non riusciamo piu’ a parlare in italiano, tutto quello che esce dalla nostra bocca e’ in romagnolo, meglio mangiare qualcosa e andare a letto.
A fianco all’hotel sorge un’elegante baracca che vende alcolici, e andiamo a prenderci delle birrette: 12 lattine 6$, quasi te la regalano, e per stare leggeri, andiamo a prenderci una pizza da Pizza Hut, lasciando decidere roberto, che per non sbagliare prende una “Meat Lovers”, pasta alta 8cm con tutti i tipi di carne di animali conosciuti, con olio che cola costantemente. Una bonta’.
Finita pizza e birre, ci mettiamo a scrivere qualcosa per il blog, scarichiamo le ultime foto, e poi a letto.
Domani abbiamo deciso che sara’ una giornata tranquilla, non vogliamo fare un cazzo, e’ giusto rilassarsi un po’.

[1] noi abbiamo provato a cercare se vendono pistole nei vari supermercati e farmacie, esclusivamente per sentirci piu’ integrati, soprattutto a new york, ma tranne che a little italy non abbiamo visto nessuna armeria